martedì 19 ottobre 2010

Capitolo 22 - Cioè? Da urlo!!!


Riassunto delle puntate precedenti: Jean-Claude e Asher l'hanno combinata grossa. Hanno fatto sfumare un'affare alla loro sire Belle Morte per cui il denaro viene secondo solo al sesso e solo perchè prima si scopa e poi ci si fa pagare. Belle Morte ha deciso di punirli in modo esemplare e insieme alla fida Musette li conduce nel suo lunapark preferito: la sala delle torture. Dalla sua scatola magica fanno capolino attrezzi davvero speciali che riempono di orrore persino Musette. Cosa mai saranno?

Colonna sonora: Word forward by Foo Fighters, Con la gnocca si sa by Gem Boy
“Dai, Jean-Claude, non fare il coglione”. Asher aveva afferrato il polso dell'altro e lo fissava con aria di superiorità.
“Non ho alcuna intenzione di farti male, Asher.” Rispose l‟altro ricambiando lo sguardo con una labile vena di incazzatura. Sarebbe toccato a lui cominciare questa agonia, perchè Belle non voleva Asher full power e col permesso di riempirlo di botte, e non voleva prolungare ancora l‟attesa; così, una volta ripresosi dallo shock di aver guardato nel baule di Pandora, aveva afferrato uno degli attrezzi più leggeri, ma l‟altro lo aveva fermato.
Cosa conteneva il mefitico cassone? Qualcosa di molto semplice, tradizionale, e immensamente sadico: giornali. Di ogni genere, forma e dimensione, arrotolati e con copertina rigida, borchiati e di carta velina, quotidiani e rotocalchi, in bianco e nero e a colori, d’attualità e astrologia. Imbarazzante, vero?
“Sai benissimo che il Corriere dei Piccoli non è sufficiente. Dovresti avere capito che se cerchi di coglionare Belle è peggio, vabè che sei scemo e vedi le fruste a cuoricini, ma così si esagera”.
Quando Asher accompagnò la sua mano verso qualcosa di più grosso, un’edizione rilegata in piombo e a forma fallica dimensioni Arturo plus del libro Cuore, Jean Claude spalancò le dita e sgranò gli occhi, mostrando tutta la sua repulsione all‟idea di dover usare un tale orrore. “E tu non mi costringerai a compiere un‟azione tanto odiosa!” Replicò deciso. “Non solo mi hai messo nei casini apposta, ma adesso vuoi farmi stare ancora peggio. Mi hai anche rovinato il record, il mio preziosissimo record personale di 2 anni meno 2 giorni senza punizioni tranne le sberle che non contano”.
Musette tossicchiò con intenzione: “Coraggio, detieni ancora il record di 13 anni 8 mesi e 29 giorni consecutivi di frustate”, cercò di consolarlo a suo modo.
Lui si massaggiò automaticamente le sue parti preferite. “Sono il re dei bambini fortunati, eh?” Poi tornò a rivolgersi ad Asher: “Comunque, cavolo, sei veramente un bastardo, ma non potrei farti una cosa del genere nemmeno se ti odiassi. E non ti odio.” Non sempre, aggiunse mentalmente.
“Perché?” Lo rivoltò con forza per il polso, costringendolo a fronteggiarlo e prendendolo tra le braccia con rude romanticheria. “Come fai a non odiarmi? Cioè, sinceramente io non mi sopporto neanche da solo.”
Il luccichio nei suoi occhi anticipò la risposta. “Perché il vuoto che mi lascia la tua assenza è talmente profondo da inghiottire qualunque altra emozione.”
“Gah?”
“Che confusione, sarà perchè sono scemo. E’ un’emozione crescerà piano piano, stringiti forte e vieni più vicino, ascolta bene quello che ti cantiamo. Parole e ritmo ti tolgono il respiro, solo di culi dicono che parliamo, un po’ troppo emo ritengono che siamo, ascolta bene: abbasso il puritano! E con il cazzo si sa, sempre più in alto si va, se il tuo ragazzo non è dotato come vuoi te, con i Gem Boy vedrai che basta una nostra canzone come un pisellone entrar dentro di te.”
“Eh??”
“Sarà perchè ti amooooooo!”
Asher mollò la presa. “Oh, ok”. E per una volta sembrò quasi convinto. Si voltò lentamente e si diresse verso le gogne al centro della stanza. Improvvisamente si rese conto che forse tagliare corto gli 85 capitoli e mezzo di tortura poteva essere una buona idea. Anche perché il pensiero che Jean Claude non solo avesse il permesso ma si adattasse senza protestare a fare il dominante era per lui un dolore più devastante di qualunque altro avesse mai subito. In più aveva anche il sospetto di aver esagerato con le cazzate.
Sollevò gli occhi verso Belle Morte: lei lo sapeva. Nel preciso istante in cui i loro sguardi si incrociarono, la Master appoggiò la canna che la sua fida arcontessa le aveva giustappunto rollato e si avvicinò a lui, nel suo volto soltanto pessimismo e fastidio. Il vampiro fece per sfilarsi la camicia ma lei glielo impedì strillando di scatto con voce acutissima: “Nonono, schifoschifoschifo, ci manca solo di vederti nudo per rendere terminale questo già deleterio strazio”. Poi gli serrò il collo e i polsi nella gogna rosa di Barbie, tritandogli orribilmente i capelli nelle cerniere.
“Sei proprio una piattola, Asher. Sei sadico o no? Prima fai l’orgoglioso finchè la gelatina non ti va al cervello, poi combini guai e ora ti dispiace che il povero piccolo tenero dolce caro buon vampirino soffra e cadi dal pero se lui ti dice che ti ama, quando tanto lo sai che lo ami anche tu. Ma sei scemo, mangi sassi o hai un problema con l’alcool?”
Il vampiro cercò di trovare una posizione comoda e di liberare i capelli impigliati per coprirsi la faccia, senza riuscirci. “Ma sarai troia eh? Se ce l’hai con me perchè non te la prendi con me?”
Lei arretrò e lo fissò sprezzante. “Non hai capito, Asher. Questa punizione E’ per te. Il suo coinvolgimento è solo un incidente di percorso, perchè è l’unico imbecille che ha ancora un ruolo nel tuo autismo galoppante e quindi per farti soffrire bisogna tirarlo in mezzo, ma sentirlo piangere tutto il tempo ti strazierà le orecchie. E soprattutto, mi avete rotto il cazzo. Cioè mi avete proprio smerigliato le ovaie. Non vi ho ancora chiusi in galera buttando via la chiave solo per esigenze di copione, ma guardate che siete una barba di noia. Almeno così dovrete confrontarvi per forza e vediamo se uno dei due per caso impara qualcosa: qua o tu ti decidi a dargli il cazzo regolarmente così si cheta, o l’imbecille deve capire che non può affogarsi il cervello nella bava e rompere a merda ogni volta che si parla di te”.
La stanza si riempì di un suono che non aveva nulla di umano, sembrava più l’uggiolare di un cane morente. Asher era atterrito. I suoi occhi si spostarono su Jean Claude: era lui a frignare come uno scuoiato vivo, e tra le sue mani tremava una specie di quadernetto, su cui campeggiava una foto plasticata di un licantropo minorenne riempito di steroidi, contornata da immagini più piccole di due Tokio Hotels, la femmina e quello in overdose da viagra.
“Sì, ebbene sì, onorevoli imbecilli, abbiamo oggi per voi un raro esemplare di Cioè! Addirittura con poster di Jacob in 4D in regalo. Non è un amore? E c’è anche il profumo di cane bagnato” spiegò Musette.
Asher iniziò a rendersi conto di che diavolo avesse fatto: i lamenti erano agghiaccianti, e il nome maledetto e impronunciabile fu per lui come un colpo di campana sul cranio. “Cazzo, Belle, avevi proprio ragione, questo suono è raccapricciante, sembra che stia per morire. Devo ammettere che mi dispiace? Ok, mi dispiace. Dai, ti prego, mollalo…”
“NO!” Ringhiò lei alzando le spalle. “Ormai ho deciso così.” Un sogghigno diabolico colorava ora il suo volto di crudeltà e malefica soddisfazione, per non parlare delle fiamme infernali che le uscivano dai capelli, gli artigli, la coda uncinata e altri simboli di umana bontà per niente esagerati. “Soprattutto perchè poi viene la parte eccitante, quando mi crogiolerò nel piacere che proverai quando sarai tu a picchiarlo, quando i tuoi colpi andranno a infierire tra le cicatrici che già disegnano il suo corpo, a dimostrazione che la devi piantare di fare il figo, e che io sono la cattiva, e che voi siete la coppia più bella del mondo e vi dispiace per gli altri mentre invece siete solo uno sfigato e un malato col QI di una formica in due”.
Asher sentì tutta la verità di quelle parole serrargli la gola, e gli venne un po’ da piangere anche a lui. Finché improvvisamente la voce della sua Master risuonò nella sua mente, fredda ma sincera. “Vuoi davvero far progredire un po’ questa telenovela e dimostrargli un po’ d’affetto? Sii ciò che sei, Asher. Usa la tua superbia, la tua crudeltà innata e il culo distorto che gli sbatti in faccia ormai da un secolo. Rendigli il compito meno difficile. Renditi odioso. Fallo incazzare. Meglio ancora, sveglia il suo ardeur. Pare ti riesca benissimo.” Il vampiro guardò innanzi a sé, e vide Jean Claude che si avvicinava. La sua mano stringeva le pagine con tanta forza che sembrava volesse stropicciarle. Si fermò a pochi passi da lui: il pallore del viso rigato di lacrime sanguinolente donava molto ai suoi occhi, donandogli oscura profondità.
“Tutto quello che lei ha detto è vero: prima il dovere e poi il piacere.” Mormorò. “Preferirei due secoli di sevizie e maltrattamenti, piuttosto che eseguire quest‟ordine.” Alzò improvvisamente il braccio mollando una giornalata con celerity e potence sulla guancia non sfregiata. Asher sgranò gli occhi completamente colto alla sprovvista. “Ahia, che cazzo fai?”
“Sta zitto e cagami, perchè hai rotto il cazzo un po’ anche a me”. La seconda frustata lo colpì sull’altra guancia, lasciando una graffetta incastrata sulla pelle prima intatta. “Io ti amo, bastardo” Sferzò la terza. “E’ così dal primo momento che t’ho visto.” La quarta. “Però sei uno stronzo”. Il quinto colpo gli cadde sul naso con una violenza tale che persino Belle si ritrovò a guardarlo incredula. Jean Claude si fermò: in effetti era rilassante.
Asher gli lanciò uno bacino, inarcando un sopracciglio. In questo lui era sempre stato più bravo. “Non dici sempre che ti piaccio di più con le cicatrici, Jean?” Lo incalzò con voce sexy, gelida come i suoi occhi. “Ora puoi finire il lavoro, se non sei troppo fifone” Quando vide l‟altro che si fermava a pensarci rincarò la dose, sperando di eccitarlo. “E lo sappiamo tutti che preferiresti due secoli di sevizie a stare con me, porcellino mio!” “Non capisco davvero come fai a sopportarlo ancora!" La voce di Belle rimbombò arcigna, ma lei restò seduta, placidamente intenta a fumarsi la sua canna. “E per tua informazione, Asher, i tuoi sfregi sono già una punizione sufficiente anche per me. Così a metà sei un’attrazione turistica, ma se diventi un nosferatu ti dovrò terminare.” Con un sospiro scenografico, si riassestò la gonna e appoggiò il braccio allo schienale. “Su, Jean Claude, prosegui; mi piace il tuo stile, sei quasi più bravo di me. E spero che prima o poi ti renderai conto che è troppo noioso: meglio un bel manzo buono solo per il letto come Arturo.”
Gli occhi dei due vampiri si cercarono simultaneamente per l’ottava volta in due pagine. Le ferite sul viso di Asher si erano già rimarginate, la sua espressione era quasi simpatica. O così almeno sembrava. “Daaaai, plliiiiiiis, io ho tanta volia, io fare amore lungo lungo, suchiasuchia per cento flustate e cinque dola, la mamma mi ha detto così”. Lo incitò. Le parole gli uscirono di bocca liberamente, spontaneamente. Se fosse proprio ciò che pensava o l'unico modo per istigarlo, non lo sapeva neppure lui: voleva solo tornare ad essere protagonista. “Dai, muoviti che tiriamo mattina.” Non riuscì neppure a terminare, che l’ardeur di Jean-Claude iniziò la trasformazione, e il vampiro gli tirò una botta su un orecchio, di taglio, che ruppe la pelle.
I loro occhi si incontrarono per la cinquantasettesima volta.
“Aò, eccerto che du’ pizze te ce stanno proprio, che te sei tutto scemo sei. Che cazzo c’avrai poi, du lingue, quattro zinne, otto cazzi? Boh. Mi sa che er teschio disabbitato lo tengo io.” Sollevò una mano a palpargli il culo. “Amò, ormai er casino s’è fatto, però noi a Roma se esce er fiume se spostamo, mica s’affoga: anvedi mai che se se pija ‘na bira e un calippo e stiamo a scopà un par de settimane non ce sistemiamo”.
E da quell'istante in poi, cominciò a sfracicarlo di giornalate, magno cum gaudio, fino alla fine della pasticca.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

Capitolo 21 - Meglio regnare all'inferno o essere masochisti?


Riassunto delle puntate precedenti: Asher è tornato dal viaggio premio al Consiglio rilassato e felice, ma lo stress da ritorno dalle vacanze è in agguato. Un affare importante è sfumato per colpa sua e di Jean-Claude e Bellemorte è fuori dalla grazia di dio. Quale punizione avrà in mente la loro augusta sire? La pena capitale? Un po' di spanking? Un cd di Gigi d'Alessio?

Colonna sonora: Hell's bells by AC/DC
Belle fece strada addentrandosi negli oscuri meandri della sua corte,evitando corpi allacciati, siringhe e preservativi usati e pensando seriamente di organizzare una raccolta differenziata porta a porta. I due vampiri la seguivano in silenzio, chiedendosi se la loro vita sarebbe finita quel giorno o se ci sarebbe stato ritorno, mentre la loro Sire sproloquiava ad alta voce cercando di sfogare la sua incazzatura repressa. 
"Ma io dico, ma è impossibile, se lo racconto a quelli del Consiglio mi prendono per il culo per almeno cent'anni. Ce lo vado già quello stronzo del Viaggi che mi fa le battutine sarcastiche come se non mi toccasse già ridere per finta ai suoi scherzi di merda che lui è più potente di me. E quel puzzone di Mortino? Stendetegli pure il tappeto rosso già che ci siamo... forse dovrei mollarvi a quella bagascia immonda di Yvette." 
"Ma Belle!" 
"Zitto Jean, non sto parlando con te ma con Aldo!" Belle grattò la cresta dipiume del pappagallo, offrendogli un biscottino."Che ha più neuroni nel becco di quanti tu ne abbia in tutto il corpo." Poi sospirò." Comunque puoi star tranquillo, non ho voglia di sottoporti di nuovo al processo di disinfestazione..." 
"Dove stiamo andando mia sire?" 
"Oh il nostro caro Asher si degna di parlare. E per elargirci queste perle poi. Secondo te dove stiamo andando? A un pic-nic? In gita scolastica? Al centro commerciale? Oh, ma ora comprendo gli occhi torvi e i faccini preoccupati... avete paura! Pensate forse che mamma vostra vi voglia seccare?” 
I due tapini si scambiarono un fuggevole sguardo impaurito per poi tornare alle occhiate gelide d’ordinanza. "Effettivamente..." 
"Non ci vuoi seccare?" Chiese Asher. 
"Non sai quanto, mia insana progenie, ma ragioni di opportunità e di mera convenienza me lo impediscono. Non posso seccare Jean-Claude perchè perderei una merce di scambio troppo importante." 
"Sigh.” Sospirò Jean-Claude. “Sono solo un uomo oggetto..." 
La vampira sbuffò. "Magari fossi un oggetto! Purtroppo parli! E Asher non lo posso seccare perchè altrimenti tu mi andresti in para e dio solo sa quanto sia inutile una puttana che non si concentra e finge male gli orgasmi." 
“Ma Belle!” Replicò Jean-Claude gonfiando il petto. “Oltre alla palle c’è di più!!!” 
Bellemorte proruppe in una fragorosa risata. “Davvero? Uomini! Cosa diavolo vogliono da me? L’amore?” Nel silenzio tombale che seguì il sopracciglio sinistro della vampira si inarcò pericolosamente. “Non sento ridere alla mia battuta.” 
“Scusa. Non avevamo visto il gobbo. Ah. Ah. Ah.” 
"Ma allora dove stiamo andando?" Chiese Jean-Claude dopo aver dato un calcio a Quasimodo. 
Belle gli strizzò un occhio maliziosamente. "Mhuamhuamhuamhua all'inferno! E dove se no?" 
"Per le zanne di dracula!” Imprecò Asher. “Al tuo villaggio vacanze?" 
"Naturalmente minchioni. E ricordatevi di pagare il biglietto!" 
Jean-Claude cominciò ad accarezzarsi le parti del corpo a cui teneva di più sperando che non fosse l’ultima volta che le vedeva. “Sigh…almeno è andata e ritorno…”
Asher ebbe la decenza di mostrarsi afflitto e tentò di fare il bel gesto, probabilmente nel tentativo di non alienarsi del tutto le simpatie delle lettrici non masochiste: “Dai, Belle, lascia stare il piccolo, lo sai che non è colpa sua”.
“Ashyyy come sei carinooo! Questa che non hai voglia di vedermi piangere e implorare me la segno sul calendario.” Esclamò Jean-Claude a metà tra commozione e ironia.
“Ma brutto coglione, secondo te che cosa vi dovevo dare, un premio? Come se non fosse prevedibile che il signor Non sono mai stato bocciato qua avrebbe reagito con una delle sue solite crisi emo invece di andare dalla tua segretaria a farsi ristampare quei documenti di merda”.
“Ufffffaaaa, ve ne approfittate di me perché sono un isterico sadico piccolo e nero”.
“Stai zitto Asher” risposero in coro gli altri due e il pappagallo, meditando tristemente sul perché non potesse andare per locali come tutti gli altri. 
Intanto una rutilante Musette in trampoli da sera e boa di struzzo li aspettava all’entrata di un luna park molto particolare. ”Venghino signori venghino! Visitate il Tortura Park! Attrazioni mirabolanti, spettacoli spettacolari, effetti speciali più veri del vero! Non starete più nella pelle. Letteralmente!” 
Belle annuì compiaciuta rivolgendosi poi ai due vampiri che fissavano l’entrata con espressione stolida. “Da dove vogliamo cominciare ragazzi? E per favore levatevi quell’espressione ebete dalla faccia che poi la foto ricordo non viene bene.” Si lagnò la sire mentre crepitavano i flash e una voce meccanica li avvertiva che avrebbero potuto ritirare il loro souvenir nell’area recupero, sempre che fossero sopravvissuti. 
“Che ne dice della sedia mediaset Signò?” 
“Sarebbe?” Pigolò timidamente Jean-Claude. 
Bellemorte sbadigliò con ostentazione prima di rispondere. “Una sedia di contenzione in cui si è obbligati a stare ad occhi aperti e vedere a ripetizione solo reti mediaset.” 
“Anche rai.” Aggiunse Musette. “Tanto sono uguali…” 
“Orrore!!!!” Risposero all’unisono Asher, Jean-Claude e Aldo. 
“Preferite l’isola dei suicidi?” Chiese la sourdre de sang. 
“Cioè una stanza con sabbia, rumore del mare, filmati sensoriali su albe e tramonti e colonna sonora dei 30 seconds to Mars. Finora il record di sopravvivenza è stato quattro giorni, dopodichè il malcapitato non ha resistito al richiamo del sole.” Si affrettò ad aggiungere Musette senza peraltro che qualcuno le avesse richiesto il surplus informativo. 
Asher inarcò le sopracciglia dorate.”Bello, molto emo.” 
“Emo ma definitivo.” Commentò Bellemorte scuotendo la testa.”Jean-Claude non resisterebbe neanche dieci minuti.” 
“E quella cos’è Musette?” Chiese quest’ultimo indicando una piccola ghigliottina posta accanto alla più canonica versione a grandezza naturale. 
“La ghigliottina?” 
“Non quella grande, quella piccola! E’ di Valentina?” 
“Sì.” Rispose Musette. 
“La usa per le bambole?” Continuò Jean-Claude incuriosito. 
“No.” Risposerò in coro Bellemorte, Musette e lo stesso Asher. 
Jean-Claude si grattò la testa, indeciso se dar voce alla propria confusione e rischiare di far brutta figura o star zitto. Poi decise che peggio di così non poteva andare e che tanto valeva togliersi lo sfizio. “E allora per cos-“ Improvvisamente la comprensione lo illuminò d’immenso. “Oh. Prende quel piccolo arnese e mette il nostro piccolo arnese in quel piccolo buco…”
“E zack, vi spunta la punta!” completò Musette sbavando.
“Mi sono ricordato che ce l’ho già a casa, scusami.” 
“Quante storie…tanto ricresce!!!” Chiosò una Bellemorte estremamente annoiata. 
“Basta!” Sbottò Asher poco prudentemente, data la precarietà della situazione. “Mi avete fatto venir voglia di autoinfliggermi un toro di Falaride, o una bella Ruota della sfortuna o una sana battuta delle piante dei piedi. Cristo santo Belle, ma qualcosa di tradizionale no?” Intanto il povero Jean-Claude tentava disperatamente di entrare nell’isola dei suicidi, ma fu ripreso per la collottola da una sempre attenta Musette. 
“Vedo che smembrare malcapitati per il Consiglio ti ha trasformato in un noiosissimo conservatore mio caro Asher. Se mi diventi anche repubblicano ti termino sul serio.” Tuonò la Sire sul punto di deflagrare.”Vuoi la tradizione? E tradizione sia. Musette? Passami il baule di palissandro nel ripostiglio.” 
La già cadaverica factotum sbiancò se possibile ancora di più. 
“Quello”? 
“Sì, mia cara.” Sogghignò Belle.”Proprio “quello”.”

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

Capitolo 20 - Forse non ho capito bene


Riassunto delle puntate precedenti: I nostri emo-vampiri dopo mille peripezie sembrano giunti al bivio fondamentale della loro storia d'ammmore. Asher ha beccato Jean-claude in flagranza di reato con la vedette transessuale della sua compagnia teatrale. Se sono donne non importa, ma donne cazzute no, pliiis. Ci saranno ripercussioni? Pare di no ma Asher ha in mente qualcosa e, per quelli che seguono le foto, no. Non è una sega.

Colonna sonora: Killer Queen by Queen
Asher stava percorrendo i lunghi corridoi della residenza di Belle fischiettando. Ebbene sì, il nostro tormentato vampiro era incredibilmente di ottimo umore e dopo aver fatto sbandare con un calcio ben assestato il bimbo biondo in triciclo che lo stava per sorpassare a destra si mise pure a ridacchiare. Cosa poteva essere mai successo?
Era tornato bello bello bello in modo assurdo? No, era bello e basta. La Francia aveva vinto i mondiali di calcio. No, e Domenech stava sul cazzo pure a lui. Aveva vinto al Superenalotto? No, non era stato ancora inventato. E allora?
Asher camminava felice ripercorrendo passo passo i momenti salienti della sua ultima trasferta di lavoro. Estremamente soddisfacente. Ogni tanto ci voleva una pausa defatigante dall’atmosfera ipersessuata e densamente spermatica della corte di Belle e lui ne aveva approfittato in pieno ! Si era immerso anima e corpo nell’atmosfera rilassante delle inquisizioni del Consiglio tanto da finire il suo lavoro qualche giorno prima. Fruste, borchie, tori di Falaride… aveva un sacco di figurine nuove da scambiare con quella troietta di Valentina e un bel po’ di trofei da mettere in mostra sopra al caminetto accanto al ritratto di lui, Juli e Jean-Claude. Doveva appendere la collana di orecchie o mettere le unghie strappate nel pout-pourri? Tanto a quel coglione di Jean-Claude avrebbe detto che erano funghi secchi e petali di rosa…
“Asher, caro...”
Il vampiro si arrestò di colpo; era talmente assorto nei suoi pensieri che non si era neanche accorto di essere arrivato nella sala principale. E soprattutto non si era accorto dei suoi due occupanti: Belle e Jean-Claude. Asher represse a stento un brivido, per una volta non provocato da ardeur vogliosi o sguardi gelidi di sorta. A fargli capire di essere nella merda bastava il labbruzzo tremolante e gli occhioni lucidi del suo ex che si fissava ostinatamente le fibbie d’argento delle scarpe come se fossero gli oggetti più belli al mondo. Jean-Claude era una troia con le scarpe, ma non fino a quel punto.
Bellemorte era assisa sul suo trono alto dodici metri. Il piedistallo disponeva di altrettanti gradini che mostravano chiaramente il favore di cui godevano i suoi occupanti: Jean-Claude in quel momento occupava il terzo, seguendo in volata Musette, che stava allestendo piste di neve sul bracciolo Luigi something con una mano mentre eseguiva un massaggio shiatzu ai regali piedini con l'altra, e il pappagallo Aldo, che sventolava la sourdre de sang sbattendo le ali, ma Asher aveva il sentore che ben presto ci sarebbe stata una mischia.
“Giusto il vampiro che ci serviva.” Sibilò melliflua la voce di Belle.
Ora, la sua sire, nonostante i tremila e passa anni sul groppone, disponeva solo di quattro toni di voce: il vuoto assoluto di cui solo gli antichi sono capaci, e che Belle non usava mai perché una vera signora non rivela la sua età, il sexy tone contralto da gatta in amore, buono per il sesso, le constatazioni amichevoli e le torture, l’incazzatura conclamata all’ottavo grado della scala richter, un passepartout, e questo: il tono da quiete prima della tempesta che accarezza e blandisce per lasciarti solo presagire il carico di merda che ti avrebbe seppellito di lì a poco. Asher avrebbe anche scommesso sulla quantità di merda in cui sarebbe affogato, ma vale la pena vincere facile quando stai per morire e non puoi goderti la vittoria?
“Asher, mio caro fantasma dell’operetta da due soldi, vai pure a sederti vicino al tuo compare di merende e illuminami d’immenso! Solo tu puoi risolvere il famoso caso dei documenti scomparsi.”
“Documenti?”
Le unghie di Belle cominciarono a scavare solchi nel legno dorato del suo scranno e la temperatura salì di parecchi gradi obbligando il povero Aldo a fare gli straordinari. “Sì, documenti, mia ripugnante progenie, hai in mente la carta? Quei bei fogli bianchi su cui geroglifici di varia natura sanciscono passaggi di proprietà e ricchezze generalmente a mio favore? Ti sovviene?”
“Oui, mi sovviene.” Sospirò Asher chinando il capo.
“E ti sovviene anche di quali documenti, nello specifico, stiamo parlando? No, non ti disturbare a rispondere caro, non vorrei che le tue cellule cerebrali degenerassero ulteriormente nello sforzo di ricordare, lo dirò io. Sto parlando dei documenti che avevi preparato per l’annessione del Parco delle Rose al Teatro del qui presente imbecille.”
“Veramente…” Provò a replicare timidamente Jean-Claude.
Belle afferrò Aldo per la coda e schiaffeggiò il vampiro insolente con il becco. “No Jean, non parlare neanche tu, ho deciso che imbecille d’ora in poi sarà il tuo nuovo nome. E tu che ne dici?” Continuò insinuante rivolgendosi all’altro.
Asher ci riflettè qualche secondo e poi annuì con convinzione. “Trovo che gli stia molto bene, mia Regina.”
“Parlavo dei documenti idiota!”
“Non so che dire Belle.” Borbottò tornando all’espressione falsamente contrita.
“Ma io sì. Pensa che li hanno trovati oramai inservibili e zuppi d’acqua. E dico acqua, non sperma o lubrificante. Pensa che l’imbecille qui accanto” e scoccò un’occhiata gelida a Jean-Claude ”mi ha raccontato che ce li aveva in bocca un cane…”
“Veramente ho detto che un nano vestito da ballerina mi ha fatto lo sgambetto e mi ha fatto cadere sulla sedia che ha rovesciato la scrivania che ha spostato l’armadio che ha alzato una folata di vento di potere che ha fatto volare i documenti che sono stati raccolti da un cane mannaro rogue su cui ho prontamente fatto mettere una taglia. Dead or alive.”
“Zitto imbecille! Ti ricordo che dal terzo gradino alla botola il passo è breve.” Belle si rassettò nervosamente la crinolina e respirò a fondo. “Torniamo a noi Asher…quando sei andato dall’imbecille prima di partire per la tua vacanza in Consiglio ce li avevi i cazzo di documenti, li ho visti io!!!”
“Sì è vero.”
Belle sbattè gli occhioni più volte, presa alla sprovvista. “Come sì è vero… non mi dici neanche una panzana, una balla qualsiasi, non ci provi neanche a difenderti?”
“No.”
“Ma se ce li avevi l’imbecille li ha visti. Allora è tutta colpa sua!” Ruggì alzandosi in piedi di scatto, mentre l’imbecille in questione provvedeva a stilare testamento: avrebbe lasciato le sue scarpe ad Asher, i suoi vestiti ad Asher i suoi sex toys…
“No.” Ripetè l’altro sfidando la Sire con il suo sguardo più gelido.
“No?”
“No.”
Belle si abbandonò sul trono con una mano sulla fronte. “Cristo Musette! Vammi a prendere la colombiana e non sognarti di tagliarla.” Poi sospirò rivolgendosi di nuovo a quel figlio per lei più misterioso delle parole crociate senza schema e senza indizi della Settimana Enigmistica. “ Allora? Dicevamo che tu avevi questi documenti. E come mai non li hai dati all’imbecille? L’hai beccato a farsi il primo attore? Mhuamhuamhua!” Belle scoppiò a ridere fragorosamente. “Bella questa! Non è bella? Ridete su! Anche tu Aldo.”
Asher annuì senza neanche scoprire mezza zanna." Oui."
“Sì?” Ripetè Belle. “Sì cosa? Porcacacca, sarò mica io l’imbecille?”
“Sì, l’ho beccato, anche se in realtà era con la prima attrice.”
“Attrice?” Belle si grattò la parrucca e poi si voltò inviperita, fulminando Jean-Claude con lo sguardo. “Vuoi dirmi che ci sono donne nella tua compagnia?”
“Sta parlando di Cinzia, quella che mi hai raccomandato tu.” Si schermì il poverino.
“Cinzia-Ci-Ahhhhhhhhhh! Cinzia! Sì, certo, davvero una donna con le palle, di quelle che piacciono a te. E quindi? Hai beccato il nostro Jean a farsi Cinzia, bene. E i documenti che cazzo c’entrano? Li hai usati per fare una pippa a tutti e due? Perchè sai, potrei perdonare un affare sfumato tenendo conto di creatività e intelligenza nell’uso ardito di materiale d’ufficio…”
“No. Mi sono incazzato e li ho buttati via.”
“Ti sei incazzato e li hai buttati via.” Ripetè Belle a pappagallo, senza offesa per Aldo. La donna scoppiò in una risatina forzata. “Dai, non scherzare che non è il momento. Non li avrà veramente mangiati il cane?” Si interruppe davanti allo sguardo gelido del suicida biondo e si premurò di controllare con il bugia-detector vampirico il suo stato mentale. Poi sussurrò: “Asher, dimmi che li ha mangiati il cane”.
“No. Mi sono incazzato e li ho buttati via”.
“Ti sei incazzato e li hai buttati via. Hai sentito Musette?” La voce della Sire era un crescendo di ira e potere represso, prossima alla deflagrazione. “Si è incazzato e li ha buttati via! MhuaMhuaMhua!”
Musette tirò fuori dalla gonna lo sfigmomanometro. “Signò, la pressione…”
“NO, MUSETTE, HAI SENTITO? SI E’ INCAZZATO E LI HA BUTTATI VIA. CAPISCI?” Urlò Belle lacerando timpani a chilometri di distanza. Poi ci fu un momento di quiete insostenibile o forse erano diventati semplicemente tutti sordi.
“Dimmi Asher…vuoi morire? Vuoi porre fine in questo modo inglorioso alla tua miserevole vita?”
“Perché no?” Scrollò le spalle il vampiro mentre Jean-Claude si mordeva a sangue le dita. “Sono brutto, non scopo e sono stufo di pringles, senza contare che la panna acida è un gusto da crucchi. Fai un po’ tu…”
“Aghhhhhhhhhhhhh! Mi prendi per il culo? Allora seccherò l’imbecille!!!”
“Ehi! Io voglio solo soffrire, non morire!”
Musette si chinò per sussurrare nell’orecchio della sua padrona. “Signò…ti ricordo il tuo mal di testa…i tuoi problemini...
“Ehm…ok. Non seccherò l’imbecille, ma lo torturerò, lo schiavizzerò lo sevizierò per altri cent’anni di turpitudine così sarai ulteriormente in debito con lui e non ci sarà manovra finanziaria che potrà risollevarti dal baratro del rimorso e Moody’s ti declasserà in emoisterico di classe Z-Twilight. E tu Jean-Claude non venirtene nelle mutande al pensiero che mi rovini l’effetto.”
“Nooo!” Gridò Asher, finalmente riscosso dalla sua imperturbabilità. “Lui non c’entra, uccidi me! Non posso sopportare un altro secolo di Guarda come sono buono a sacrificarmi per te brutto pezzo di merda però ti amo tanto!”
“Però ti amo tanto…” Pigolò Jean-Claude.
“Ti piacerebbe che ti uccidessi, eh?” Ridacchiò Belle, felice di averlo finalmente colpito nel suo posticino privato. “Purtroppo il tuo degno compare, nell’indecoroso e quantomai idiota tentativo di coprirti, e certo che veramente solo un imbecille cercherebbe di coglionare me per salvare il culo di uno stronzo come te, anche se è l’unica parte ancora buona, si è reso correo del delitto della mia lesa maestà che ovviamente non può passare impunito. Siete due vampiri ultracentenari della linea di sangue di Bellemorte e al vostro confronto Edward Cullen diventa un luminare della scienza!!!”
A questo punto Jean-Claude protestò indignato. “Ma io non sono mai stato bocciato!”
“Non me ne frega un cazzo, al massimo è la dimostrazione che frustare i bambini dà ottimi risultati! I miei figli possono scopare, stuprare, torturare e che non si dica in giro che sono una mamma apprensiva o castrante, ma non possono, NON POSSONO rendermi ridicola o fottermi soldi. Sono stata chiara?” I due vampiri la fissarono in silenzio mentre Musette ripeteva le ultime parole di Belle come un’eco. “Non ho sentito bene, SONO STATA CHIARA?”
“Sì, Belle.” Risposero i due chinando il capo.
“Dovete dire “Sei stata chiara”, imbecilli!”
“Sei stata chiara, imbecilli” replicarono in coro.
Belle ringhiò in un improvviso impeto di umorismo. “A quanto pare, vi occorre un ripasso intensivo delle basi fondamentali. Che ne dite di un bel revival?”
Jean-Claude battè entusiasta le manine, pensando alla sua porpora preferita. “Medioevo o impero romano?”
“Musette? Vai avanti a lucidare l’attrezzatura, sbrigati!” Ordinò Belle scrollando le spalle. “E quanto a voi…”
Sussurrò passando tra i due vampiri, l’aura intorno a sé così intrisa di potere da farla apparire imponente, un colosso di energia diabolica che li fece sussultare senza neppure sfiorarli (e anche questo giuriamo che c’è nell’originale). “Seguitemi.”

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

Capitolo 19 - Ma lo sai che preferisco le donne!!!

Riassunto delle puntate precedenti: Jean-Claude e Asher sono due ex amanti da duecento anni sull'orlo di una riappacificazione/crisi di nervi/overdose (barrare la casella giusta a seconda dell'umore) e da quando è iniziata questa fanfiction passano fasi alterne di ti amo ti odio ti amo ti odio ti amo ti amo anch'io ma Morgana71 non è d'accordo. Questo matrimonio non s'ha da fa e Carneade, chi era costui? Forse una visione avuta da Asher sotto anfetamine mentre era sulla riva della Senna a contare barboni e montare pecore. Ma Asher non sta con le mani in mano, in genere sono nei pantaloni, ma non questa volta. Deve sbrigare affari burocratici con Jean-Claude e no, adesso le cosacce non si chiamano così, deve davvero fargli firmare delle scartoffie e quindi si dirige di malavoglia a teatro dove lo sorprende a ... fumarsi la pipa? Guardare l'ennesima replica di Una mamma per amica? Fare le parole crociate? Sì, lo so, qualsiasi persona dotata dell'immaginazione di una formica ha già capito ma non è mica colpa nostra se questi due fanno sempre le stesse cose!

Colonna sonora: Macho Man by Village People
Asher sgranò gli occhi per la sorpresa dimenticandosi del suo solito sguardo gelido e perfino di nascondere il lato sfregiato dietro il suo amato ciuffo di capelli.
Era possibile? Doveva davvero credere ai suoi occhi? La coca con cui si stordiva ultimamente aveva cominciato a rodergli quel poco che restava del suo cervello?
Jean-Claude era in ginocchio sul letto, dimentico, completamente immerso in ciò che stava facendo e una donna mooolto alta e con due enormi seni estremamente rigidi lo stava cavalcando da dietro. Lo stava cavalcando? Una donna?
“Jean-Claude!!”
Il vampiro fece un salto e si scheggiò le unghie sul capezzale del letto orgy size per lo spavento. “Oh cielo!” Squittì. “ Mio marito!”
“Sei sposato?” Chiese la donna dietro di lui con una gradevole voce baritonale.
“Non ma cherie, è solo un modo di dire. Ne ho tutte le rogne senza neanche un benefit!”
Asher squadrò gelidamente i due piccioncini, che nonostante l’intrusione non avevano neanche fatto finta di smettere, emettendo balloon zeppi di improperi con la nonchalance tipica degli antichi. “Bene, bene, bene. Eccolo qui il nostro piccolo Jean beccato con le mani nel vaso di marmellata.”
“Veramente non sono io ad averci messo le mani.” Precisò Jean-Claude tergendosi il sudore dalla fronte.
“Veramente non sono le mani.” Chiarì ulteriormente la donna depositando un bacino sulla spalla del compagno.
“Finitela!” Latrò Asher gettando nel cesso la nonchalance e tirando lo sciacquone. “Non me ne sbatte un cazzo! La verità è che dopo tutte le promesse e i bacetti e i perdonami siamo di nuovo al punto di partenza: io che ti becco a farti la prima minchia che passa!!!”
“Ma Ashy, non conta mica! E’ una donna! Lo sai che le preferisco.”
La donna in questione si voltò verso Asher, senza staccarsi dall’altro vampiro, porgendo una mano da muratore. “Piacere caro, mi chiamo Cinzia!
“Ha la barba Jean-Claude.”
“E allora? Donna baffuta sempre piaciuta.”
“Ha il cazzo.”
“Oh insomma! E’ una donna come piace a me, di quelle che hanno quel qualcosa in più.”
“E che qualcosa!!!” Esclamò Cinzia sorridendo. “Vuoi unirti a noi tesoro? Puoi chiedere al carabiniere dietro al paravento se ti fa un po’ di posto!”
I capelli di Asher cominciarono a levitare rovinandogli il ciuffo a schiaffo accuratamente predisposto. “Gesù Jean-Claude, ora devo anche intrattenere i tuoi ganzi?”
Jean sbuffò presagendo l’arrivo dell’ennesimo j’accuse. “Excuse moi ma cherie, ho bisogno di un po’ di privacy.” Sussurrò alla compagna fissandola negli occhi e schioccando le dita; la coscienza della donna evaporò come neve al sole.
“Uhhh il super master al lavoro! Cos’ha il QI di una formica che con gli occhi ce la fai pure tu?”
Negli occhi di JEen-Claude balenò un lampo di rabbia. “Senti bbbello, mettiamo le cose in chiaro: primo Cinzia è la mia prima attrice e anche se ha le guance un po’ ruvide merita tutto il tuo rispetto. E’ una donna con le palle, sai?”
“Non ne dubito…”
“Zitto. Secondo mi hai mollato stronzo! Mi hai mollato come fai sempre. Te la sei fatta addosso per la paura!” Facendogli il verso con una vocina stridula.”Oddio ha l’ardy! Oddio è più potente di me! Oddio mi renderà suo schiavo! E allora? Quante volte sei arrivato vicino a rendermi il tuo schiavo?”
Asher scoppiò in una risata agghiacciante. “Vicino?”
“E adesso mi fai tutto il macho men solo perché il mio demone è più gasato del solito.” Lo ignorò l’altro. “C’hai rotto er cazzo Asher. A me e al mio ardeur: se la nostra pappa preferita non vuole più giocare con noi pazienza, chi si accontenta gode e io voglio godere, godere, godere!!! Cos’hai da dire ora?”
Asher rispose a modo suo. Scoccò a Jean-Claude uno sguardo gelido e prese il volo.
Qualche minuto più tardi il vampiro si ritrovò sull’ermo colle che sempre caro gli fu se non fosse per la cazzo di siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude e rovina il panorama.
Il fiume scorreva lento, panta rei, indifferente alla sua sofferenza. Non c’era più religione.
Il rumore della dura pioggia del tardi martedì si confondeva col battito del suo cuore impazzito come le alucce di uno chardonnoret in una gabbia per criceti , e le gocce di pioggia bagnavano il suo viso celando le lacrime di rabbia che non era riuscito a trattenere e menomale che non usava il kajal come Jean-Claude.
“Cosa ho fatto stavolta per meritarmi tutto questo?”
La voce triste e mesta di Jean-Claude gli giunse alle spalle inaspettata. Bè, diciamoci la verità, sarebbe giunta inaspettata solo a un’idiota, ma del resto dai nostri vampiri non ci si può aspettare più di tanto, no? Asher inspirò profondamente e si voltò.
Jean Claude era davanti a lui, nudo, a parte il mantello spiegato dietro le spalle, bagnato e gocciolante, quasi fosforescente sotto i pallidi raggi lunari. Che novità, praticamente, era in quelle condizioni dal primo capitolo…
“Che palle! Ma mi segui sempre? Torna da Natalie.”
“Cinzia. “
“Cinzia, Jessica, Desiree…quel che cazzo ti pare. Io sono stufo e voglio solo contare le pecore erranti dell’Asia sul mio ermo colle e odir il vento stormire tra le piante.” “Non è il vento, è un barbone ubriaco che vomita.” Disse Jean-Claude stancamente. “E le pecore le conti o le monti?”
“Com’ è tipico da parte tue rinfacciarmi queste meschinità quando sai benissimo che per il mio animo puro non conta la forma ma solo l’amore. Sai qual è la verità?” “No Asher.” Replicò l’altro con tono provocatorio. “Sputala fuori questa cazzo di verità che son due secoli che ce l’hai sul gozzo!”
“La verità è…La verità è…La verità è…” Il vampiro si fermò, fissando l’amico che pendeva dalle sue labbra in attesa di una risposta. “La verità te la dirò la prossima puntata. Cliffhanger! Mhuamhuamhuamhua! Dio come sono cattivo!”
“Eddai Ashy” protestò Jean-Claude con voce lamentosa.”Va bene il sadismo ma ora si esagera! “
“Occhei. La verità è che avevo una gran voglia di uccidervi.”
“Mon Dieu! Questo sì che è uno spoiler…”
Asher cominciò a parlare fissando il vuoto come se stesse guardando un film girato solo nella sua testa.
“Se fossi rimasto un minuto in più, mi sarei nutrito di lei fino ad ucciderla; l’avrei dissanguata e buttata via per poi dedicarmi a te.”
Jean-Claude sbadigliò. “E fammi indovinare: avresti ucciso anche me?”
“Credo di sì.” Rispose Asher con uno sguardo gelido. “Probabilmente me l’avresti impedito dato che adesso sei il più forte, pare… ma alla fine sì, avrei ucciso anche te. Basterebbe giocare sporco e distrarti con robe come pompini e simili.”
“Quindi mi avresti ucciso dopo avermi scopato fino allo sfinimento, immagino, no?”
“Ehi! Ma quando ti ho detto i miei piani?.” Ringhiò prima di tornare imperturbabile allo sguardo gelido d’ordinanza.”Ma aspetta, mi stai prendendo per il culo?”
“Gesù! Te ne accorgi solo adesso? ” Jean Claude si avvicinò pericolosamente. “In ogni caso l’idea mi attizza. Quando lo giriamo questo snuff movie?”
“Sei un bambino mooolto malato. “
“Cazzo Asher. Siamo stati insieme per anni! Avrei potuto sopportarlo altrimenti? “
“Mi stai dando del mostro?”
“Uffaaaaa!” Protestò Jean mimando conati di vomito. “ Ancora ‘sta storia del mostro!”
“Certo! Perché gira gira ti sei fatto l’amante e naturalmente è pure un pezzo di fica seppur di sessualità dubbia.“
Jean-Claude si erse in tutta la sua dignità di masochista emo tormentato e sfiguez, puntando il dito indice dritto in mezzo al petto di Asher. Aveva proprio un bel petto.
“Senti caro il mio cicci-pucci, dubbi ne ho assai pochi, ma non è questo il punto. Il punto è: a te che cazzo te nefrega? Ti ho servito il mio uccello, le mie palle, il mio culo, i miei sentimenti e tutto quello che mi rende una persona, più o meno, su un piatto d’argento e tu c’hai sputato sopra. Io mi sono semplicemente stufato. Vado avanti.”
Asher tirò su col naso. “Senza di me. Ce l’hai un kleenex?”
“Voglio semplicemente qualcuno che non mi rifiuti e che non mi desideri solo per il mio potere.” Continuò l’altro porgendogli un angolo del mantello bagnato. “Li ho finiti, soffia qua. E’ un peccato così imperdonabile?”
“Bè, è seta, non verrà più via.”
“Intendevo volere qualcuno che non desideri solo il mio ardy.”
“No, Jean.” Sussurrò l’altro alzando le spalle. “Non è un peccato, è solo un desiderio irrealizzabile in questa fanfiction.”
“Senti me Ashy…prova a far far la pace al tuo cervello e al tuo uccello, e decidi cosa vuoi veramente. Così sembri soltanto un arrogante, viziato e perennemente insoddisfatto.”
“Una volta era proprio questo che ti piaceva di me.”
“Ma una volta mi scopavi! E scusa se è poco.”
“Una volta ero fico e questo è tutto quello che conta.”
Jean-Claude chiuse gli occhi sconfitto, indeciso se strapparsi i capelli o mettersi a urlare. Poi decise che di rovinarsi i ricci non se ne parlava e che urlare era fiato sprecato. “Cosa sei venuto a fare a teatro?” Mormorò infine in modo quasi impercettibile.
Asher lo fissò gelidamente. Ma poi, d’improvviso, arrivò la primavera e il ghiaccio si sciolse. E’ superfluo ricordare che i cambiamenti repentini di temperatura favoriscono le slavine?
“Niente d’importante.” Rispose tranquillo. “Domani finalmente torno in missione per il Consiglio, e starò via per un bel po’.” Lo squadrò con uno sguardo strano, un’ultima volta. “Volevo solo salutarti. Tutto qua.”
Jean-Claude si grattò la testa, pensando che con quell’uomo non c’avrebbe mai capito un benemerito cazzo. “Vabbè allora ciao.”
“Ciao.” Rispose enigmaticamente l’altro spiccando il volo. Nessuno gli avrebbe impedito di montare, cioè, contare le pecore, nemmeno Jean-Claude!
Questo sì che era un cliffhanger, porcapaletta!

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

mercoledì 22 settembre 2010

Non disperate

Tornerò. Sto solo cercando di fare degli esami, ma dal 2 ottobre mi rimetterò in pari sia con i vampiri froci sia con un elenco di almeno 10 nuovi post di attualità.
Siete contenti? Forza e coraggio!
Au revoir