venerdì 23 luglio 2010

Capitolo 7 - Oh capitano mio capitano


Riassunto delle puntate precedenti: Jack Sparrow, un pirata amico di Jean-Claude vampirizzato a sua insaputa da Bellemorte, ha fatto irruzione nel suo teatro distruggendolo. Jean-Claude però non si perde d'animo essendo più interessato al kajal che al sipario. Scopriamo così come si sono conosciuti i due e qual'è stato il ruolo di Jack nei cent'anni di turpitudine dell'amico.

Colonna sonora: I wanna be sedated by The Ramones, Cannabis by Ska-P
“Non potevo rischiare, Jean-Claude. Si sarebbe vendicata su di me! Sarei entrato in crisi di astinenza!” Jack cominciò a tormentarsi le treccioline.” Non sai quanto ci sono stato male, ma poi ho pensato che in fondo c’eri abituato, chi ero io per sconvolgere il tuo tran tran quotidiano di tortura e abietta umiliazione?”
“Jack...” Sussurrò Jean-Claude con le lacrime agli occhi. “Sei veramente carino a dirmi tutte queste cose.”
“Lo so, lo so, non è niente, puoi ringraziarmi con comodo. Ce l’hai qualche pasticca? Ho solo droga leggera e che cazzo!”
Jean-Claude scoppiò a ridere vedendo il pirata che si frugava affannosamente nelle tasche.
“Devo ammetterlo Jack, credevo di conoscerti, ma ora scopro che sei tutto meno che prevedibile!” Il pirata tirò una lunga sniffata di rum prima di rispondere. “Mio caro Jean-Claude, io sono un disonesto, e un disonesto puoi sempre confidare che sia disonesto, onestamente, è dagli onesti che devi guardarti perché non puoi mai prevedere quando faranno qualcosa di incredibilmente stupido!”
“Può darsi Jack.” Rispose l’altro prendendogli la mano. “Ma sei stato la cosa più bella che mi è capitata negli ultimi cento anni.”
Gli occhi del pirata si dilatarono e la bella bocca si distorse in una smorfia di scherno. “Ed’è tutto dire!”
“Se anche fossi sparito perché non volevi più vedermi, niente avrebbe potuto cancellare quello che hai fatto per me.”
“Già.” Annuì Jack. Poi si girò di scatto grattandosi la testa. “E che cos’ho fatto per te?”
“Mi hai dato una speranza! C’era qualcuno al mondo che desiderava la mia compagnia disinteressatamente senza scopo sessuale! Potevi approfittare di me in tutti i modi e non l’hai fatto!”
“Davvero potevo? Per tutti i boccaporti…”
“Mbah?”
Jack si strinse nelle spalle. “Nessuno ti ha mai detto che la coca provoca un calo del desiderio? E comunque non c’è sensualità in un'anima afflitta.”
I due vampiri si fissarono in silenzio. Poi Jack alzò gli occhi al cielo. “Ma che cazzo ne so! Nel copione c’è scritto così!”
Jean-Claude cercò di approfondire la questione analizzandola da ogni punto di vista. “Ma è sensualità o sessualità? E chi sarebbe l’anima afflitta?”
“Spara un nome a caso tesoruccio! Comunque chi cazzo se ne frega, me lo fai un pompino?”
“Jack!”
“Scherzavo! Che ne dici di una fellatio? Disinteressata ovviamente…”
“Guarda che ho studiato latino da piccolo.”
“Ummm…davvero? Ok, ritorniamo alla lagna strappalacrime. Lo sai che ti avrei voluto portare via con me? Liberarti per sempre?”
“E perché non l’hai fatto dannato coglione?”
“Quando c’ho pensato era troppo tardi. Fa niente?”
Jean-Claude sospirò. “Dopotutto, se fossi scappato, Asher sarebbe morto.”
“Già... Asher sarebbe morto.” Poi il pirata gli accarezzò la guancia. “E in che modo questo sarebbe stato una perdita per l'umanità?”
Jean-Claude chiuse gli occhi, saltellando sul posto e squittendo. “Ma è così sexy!!!”
“Quando imparerai a non pensare con l’uccello?”
“Quando tu imparerai a non pensare sotto l’influsso della droga.”
Jack cominciò a rollarsi un cannone. “Mio caro, fossi stato un po’ più drogato, la tua vita sarebbe andata molto meglio. Ma tu, quanto sei pronto a spingerti oltre, per recuperarlo?"
"Morirei per lui!"
"Oh bene!” Dandogli pacche sulle spalle.”Tutto a posto allora, sei sulla buona strada."
“Lo pensi davvero?”
“Certo, come no? Ora possiamo passare al movimento sotto le lenzuola?”
Jean-Claude gli sorrise, scostandogli una trecciolina dagli occhi. “Sei così assurdamente romantico…”
“E tu sei così romanticamente assurdo…”
I due si gettarono a terra tra i tendaggi di velluto rosso lasciando che la natura facesse il suo corso. Contro natura.
Dopo innumerevoli baci, abbracci, posizioni acrobatiche, fumate di pipa, sniffate di rum, fellatio disinteressate giacquero ansimanti e allacciati tra i velluti, talmente simili da non poter essere distinti l’uno dall’altro, tranne che per gli occhi e per le trecce e per la barba vecchia di tre giorni. Il kajal, però, era uguale.
Jack si grattò la barbetta, emettendo un lungo fischio di approvazione. “Per mille pappafichi che incubo!”
Il labbruzzo di Jean-Claude cominciò a tremolare sotto l’effetto dell’ansia da prestazione salita alle stelle. “Non ti è piaciuto?”
“Vuoi scherzare? Mi riferivo al tuo di incubo! Sei come Belle!”
Il vampiro nascose la faccia dietro una poltroncina divelta. “Ecco lo sapevo, ora mi odi.”
“Perché dovrei odiarti?” Chiese Jack genuinamente sorpreso. “Da dipendenza?”
Il sussurro timido di Jean-Claude fu a malapena udibile da cani e soprannaturali. “Oui.”
“Magnifico!” Esclamò il pirata fregandosi le mani. ”Adoro collezionare dipendenze…e poi sarà una scusa per trattenermi più a lungo! Belle mi vuol già spedire per mare, pare che la tua festa di bentornato l’abbia lasciata in braghe di tela! Tu sì che sei un bambino fortunato.” Gli disse elargendogli l’ennesima pacca sulle spalle. “E ora un teatro. Te sì che vai bene. Con cosa apri? Albanese? Dario Fo? La Guzzanti?”
“Ehm…io pensavo a qualcosa di più originale.”
“E sarebbe?”
Jean-Claude si immerse nel racconto gesticolando animatamente. “Parla di un bellissimo e intelligentissimo fanciullo da castigo, cresciuto tra lusso e abusi che si trasforma in uno splendido giovane, oggetto del desiderio di tutti i nobili di Francia; conteso e sballottato tra re e regine, si guadagna i loro favori grazie alle sue innumerevoli doti, come la danza, la pittura, la musica e ogni genere di arte amatoria. Ridotto in schiavitù da una crudele regina, che pretendeva tradisse per lei il suo unico amore, riesce infine a fuggire e a vendicarsi di lei strappandole il trono grazie all’appoggio di tutti i suoi sudditi e cortigiani. E regnerà come Principe di Parigi col suo ritrovato amore, finché il sole continuerà a sorgere sulla Terra. E tutti vissero felici e contenti. E stapparono una bottiglia di Dom Perignon.”
Il pirata lo guardò impassibile, senza profferire parola.
“Allora? Che ne pensi?” chiese ansiosamente Jean-Calude.
A quel punto Jack scoppiò in una fragorosa risata, assestando un gran manata sulla schiena dell’amico. “Che ne penso? Certo che sei spiritoso! Allora? Di cosa parla davvero?
“Che vuoi dire? Te l’ho appena detto!!!”
Il sorriso si spense sulle labbra di Jack. “Questa? Ma è una lagna! E poi…perché mi ricorda qualcosa?”
“Ma è la mia storia Jack!”
“ODDIO! Ma è quella roba che mi hai raccontato da Morte d’Amour?”
“Nahhhhh! Quella era la versione di Morgana71, questa è di Flora&Ricciolineri.”
“Ah, allora siamo in una botte di ferro…e gli attori chi sono? Cani ammaestrati?”
E qui Jean-Claude ebbe il buon gusto di arrossire. “Ecco, veramente…”
“Sì?”
“Io pensavo che il mio ruolo lo potessi fare tu…”
“Cosa?”
“Chi meglio di te scusa? Siamo due gocce d’acqua a parte gli occhi e la barba e i denti d’oro…che ci vuole? Due belle lenti a contatto e via! Certo, io sono più fico…”
Jack si leccò le labbra, sputò un po’ di tabacco per terra e si grattò i coglioni. “Più fico? Ti sei fatto di hashish? Nessuno sculetta come Jack!”
“A maggior ragione dovresti farlo tu, no? Dai, dai, dai!” Lo pregò Jean-Claude a mani giunte.”Pleaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaas!”
“Corpo di mille pipe. Non so resistere ai tuoi pleaaaaaaaaaaaaaaaas! Giochi sporco!”
“E tu sei un pirata.” Ridacchiò Jean-Claude.
Jack fisso l’altro di sbieco, strofinandosi il mento.“Si scopa sul palco, vero?”
“Cazzo Jack! Stiamo parlando della mia vita o no?” Gli rispose uno scandalizzatissimo Jean-Claude.
“Scusa, scusa. Ho sparato una cazzata, Belle chi la fa?”
“Scarlett Johanson.”
“Ma è un’idiota tutta labbra e tette!”
“Però è l’unica che ha ritenuto tutte le scene di nudo artistiche e giustificate dalla trama…”
“Benissimo, mi piace!” Biascicò il pirata fregandosi le mani.
“E poi conosci qualche persona intelligente che penserebbe di interpretare Belle e sopravvivere?” Ribattè l’altro con un risolino scemo.
“Non hai tutti i torti. E tu invece? Come pensi di sopravvivere?”
Jean-Claude sgranò gli occhioni blu. “Dici che qualcuno si incazzerà?”
“Noooooooooooooo! Ti ricopriranno di rose!”
“Non vedo l’ora.”
“Di piombo.” Precisò Jack.
Jean-Claude sospirò. “Conto sulla tua presenza per ammansirli.”
“E Asher?”
“Pensavo a Ewan Mc.Gregor…”
“Per mille balene sbronze! Voglio scopare assolutamente con Ewan Mc. Gregor però volevo dire un’altra cosa piccolo Jean. Per esempio, Asher cosa dice di tutto questo?”
Il viso di Jean-Claude si tramutò in quello di una bambola. Chucky la bambola assassina, per la precisione. “Solo tu e Asher mi chiamavate così. E mia mamma e mia sorella e quello stronzo del mio analista.”
“Jean-Claude…”
“Io e Ashy non ci parliamo più. Pensa che per la mia festa…”
“Ti ha fatto un regalo?”
“Mi ha stuprato davanti a tutti.”
Il pirata sbattè gli occhi un secondo. “Originale! E non si puo’ neanche riciclare!!!”
“Però era la prima volta che faceva sesso con qualcuno.”
“Ah ma allora dillo subito, no?” Disse Jack abbracciando l’amico. “E’ ovvio che è solo questione di tempo. Qualche secolo ancora e vivrete per sempre felici e contenti nella vostra casetta di panpepato.”
Jean-Claude ricambiò l’abbraccio, allontanandosi quel tanto che bastava a fissare l’amico negli occhi. “E’ la tua anima di picaro poeta a suggerirtelo?”
“No, è la carta dell’ultimo bacio perugina che ho leccato…”
“E’ la stessa cosa che mi ha detto anche lei: di dargli tempo.”
“Lei chi? Lei Belle Morte?” Chiese in maniera teatralmente sbigottita. “Bene. La signora migliora di anno in anno. Devo proprio andare a scoparmela.”
E proprio mentre blaterava queste parole il sole giunse a strappargli via la coscienza, o almeno il poco che ne restava. Jean-Claude abbracciò stretto il corpo esanime del pirata, mentre gli fregava dalle tasche l’erba e tutte le cartine pregustando il momento in cui se le sarebbe rollate in tranquillità. Comunque vada, pensò prima di seguirne l’esempio e cadere addormentato, sarà un successo.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

Capitolo 6 - Ma non dovevi essere morto?


Riassunto delle puntate precedenti: Nonostante i vecchi abbonati brutti ed emo che volevano il loro posto in prima fila, le scimmie in maternità ed enormi problemi burocratici come la scelta del colore dei tendaggi, Jean-Claude e Musette riescono nella mission impossible e il loro piccolo teatro è pronto a navigar. Purtroppo anche un vascello pirata è della stessa opinione irrompendo nel foyer e buttando all'aria tutti le poltroncine e i candelabri lucidati con tanto amore. E chi è il vampiro barcollante che va all'arrembaggio di Jean-Claude?

Colonna sonora: Il rock di capitan Uncino by Edoardo Bennato, La canzone del capitano Uncino by Dj Francesco
I due si guardarono negli occhi, pensando immediatamente a chi li avesse più bistrati, si strusciarono il naso a mò degli eschimesi, si diedero una zuccata, una culata e si baciarono reciprocamente il ginocchio destro. Poi si buttarono a terra e si fecero il solletico.
“ Jack, Jack...mio adorato Jack. Ma perchè i pirati si chiamano sempre John o Jack?” L’altro fece un risolino, strizzandogli l’occhio e stringendosi nelle spalle.
“Siamo gente sveglia, ma non si può dire che brilliamo per fantasia quando si tratta di nomi.”
“ Già.”
“ Ero imbarcato con un vecchio senza braccia e privo di un occhio di nome John...”
Jean-Claude gli tolse il cappello gettandolo alle sue spalle. “E come si chiamava l'altro occhio?”
Dopo aver ridacchiato come matti, Jean-Claude e Jack si misero a chiacchierare indecentemente, sniffando, tra uno schiamazzo e l’altro, una bottiglia di rum e ricordando i bei vecchi tempi in mezzo alle macerie della platea. Tale era la felicità di rivedersi che le bestemmie di Musette per dover riassumere le scimmie mannare e ricominciare con i lavori di ristrutturazione finirono ignorate.
I due si erano conosciuti nel corso di una missione speciale per conto di Belle che aveva avuto luogo proprio sulla Perla, la nave di Jack.
La donna, sempre in bolletta, viste le ingenti spese in bagnoschiuma, lubrificanti, fruste e altri generi di conforto, si era data alle scorrerie per mare assoldando un corsaro che si era preoccupata di selezionare personalmente. Tra più di mille candidati solo Jack Sparrow aveva sculettato in modo soddisfacente e quindi la Perla aveva sbandierato lo stendardo di Belle, una vagina sopra due ossa incrociate, ed era partita alla volta di arrembaggi e infami ruberie.
Durante la prima missione al soldo della vampira, due suoi emissari a caso, Jean-Claude e un estremamente riluttante Asher, erano stati imbarcati per controllare il capitano.
Naturalmente non avevano controllato un bel nulla. Jean-Claude aveva passato metà del viaggio in cabina, impegnato a difendere la propria virtù dai pressanti attacchi della ciurma, metà della quale lo credeva una donna mentre l’altra metà non faceva discriminazioni di sorta. Intanto Asher era a novanta gradi, una delle sue posizioni preferite se non fosse che era impegnato a vomitare sangue fuori dal ponte.
Una sera però, graziati dalla bonaccia, una voce roca e molto sexy li aveva attirati, come falene verso la luce, nella cabina del capitano.
Il comandante in seconda li aveva trovati ubriachi fradici, una mezz’ora prima dell’alba, che cantavano tutti insieme “15 froci in una cassa da morto, ohhhhohohhhhhh, e una bottiglia di rum”. Avevano fatto giusto in tempo a portar via i due vampiri prima che potessero essere inceneriti dal sole, mentre il capitano schiamazzava urlando e toccando il culo ai suoi due nuovi amichetti, a loro volta deliziati dalle sue fini maniere da troglodita.
Era stato l’inizio di una grande amicizia, quantomeno la versione bellemortiana di una grande amicizia, quindi comprensiva di manifestazioni d’affetto che andavano leggermente oltre al classico bacio sulla guancia.
Belle aveva approvato: Jack Sparrow non era una donna, aveva un bel culo, lo sapeva muovere e le aveva insegnato qualche nuova bestemmia, cosa che faceva sempre comodo. Per di più da quando la Perla scorrazzava per mare in suo nome, i dobloni non scarseggiavano mai, gioielli e pietre preziose abbondavano, il lubrificante scorreva a fiumi e la sua residenza era piena di uccelli esotici. Bei manzi color caffellatte che sapevano a malapena parlare, requisito quanto mai gradito, riempivano i suoi boudoir e variopinti pappagalli svolazzavano nella hall. Questo in realtà non le faceva troppo piacere: quei dannati volatili cagavano dappertutto e la sua adorata Musette ne aveva adottato uno che si era tramutato nella perenne appendice della sua spalla destra. Il fottuto pappagallo per di più blaterava incessantemente ripetendo come un eco le ultime parole della padrona. Belle stava meditando di spennarlo e farselo arrosto quando successe qualcosa di imprevisto.
Già da tempo la Disney inseguiva Jack per il sequel di “I pirati dei Carabi: ai confini del mondo”, proposta immonda e commerciale che il pirata, da animo puro e innocente qual’era, aveva prontamente rifiutato, probabilmente in preda all’ennesima sbronza. Il perfido Walt, mentre Jack si sollazzava a Parigi, gli aveva trafugato la Perla, parcheggiata nella Senna sotto Notre Dame, ovviamente in doppia fila e gli aveva mandato un ultimatum: o firmava il contratto o perdeva la nave.
Fu lui stesso ad avvertire BelleMorte del problemino e la donna, quanto mai pratica, aveva risolto a suo modo la cosa: aveva stecchito Jack trasformandolo in un non-morto sicura che la pedofila Disney non sarebbe mai arrivata ad assoldare un vampiro nelle sue fila in quanto progenie del diavolo. Certo, non conosceva ancora Twiligth e il pluri-ripetente Edward e, nonostante i suoi 3.000 anni conservava le sue pie illusioni e pensava che i vampiri DOVESSERO essere cattivi, ma comunque lo stratagemma funzionò. Jack riebbe indietro la nave e l’unica conseguenza per lui, in realtà tremenda, fu quella di doversi abituare a sorseggiare ogni tanto il suo rum preferito invece di tracannarne barili interi. Ovviò al problema sostituendo l’acool con la droga pesante e accontentandosi di sniffare rum pampero.Tanto era già deciso che ben presto Belle lo avrebbe trasformato: aveva ancora troppe cose da rubare e sapeva che una vita sola non gli sarebbe bastata. Quel momento era solo giunto prima del previsto.
Ma nessuno, né tantomeno Asher o Jean-Claude avrebbe dovuto saperlo. Questo era il patto. Dio solo sa perché.
E così Legolas era rimasto a Bosco Atro, Kiera Knightley aveva rifiutato con una scusa, il sequel non si era fatto, e per tutto il mondo conosciuto Jack era sparito ai confini del mondo. Asher aveva alzato una spalla e Jean-Claude aveva pianto un po’. Jack era diventato il suo fornitore ufficiale di kajal e non era riuscito a trovare un adeguato sostituto, ma alla fine se ne era fatto una ragione.
Jack e Jean-Claude si erano rincontrati anni dopo, in circostanze ben peggiori.
Jack continuava a fare scorrerie con la Perla, tramutata in nave fantasma, per conto di Belle e di altri rappresentanti del Consiglio. Un giorno si trovava ospite nella residenza di Morte d’amour che apprezzava particolarmente la sua presenza: era l’unico che non era disturbato dalla loro natura in quanto li considerava sempre allucinazioni da abuso di droghe. Schivava giusto Yvette perché era una pezza da piedi e aveva la faccia come il culo, quindi era giusto snobbarla, ma per il resto non faceva un plissè a qualunque putrefazione e marciume di sorta. Così, giusto per premiarlo, Mr. Morte gli aveva fatto trovare un regalino in camera da letto.
Dapprima, alla vista del giovane uomo nudo incatenato, Jack si era lamentato un casino perché si aspettava una partita di coca o almeno una libbra di marijuana, poi quando si era accorto che il povero paria era Jean-Claude si era messo a ridere.
“Cazzo Jean! Sei sempre il solito! Non ti si può lasciare un attimo da solo che uno ti ritrova nudo e in catene!”
Jean-Claude l’aveva guardato con occhi fuori dalle orbite. “Jack Sparrow? Ma non eri morto?”
"Capitan Jack Sparrow, se permetti!"
L’altro gli aveva risposto con un sorriso, stando al gioco."Non vedo la vostra nave, Capitano."
"Sta facendo il tagliando, guarda un po'!”
Subito dopo si erano abbracciati, avevano parlato, si erano truccati a vicenda e avevano spettegolato su tutto e tutti.
“E di Asher che mi dici?”
Jean-Claude piangendo gli aveva raccontato la sua triste storia infarcendola di tutti i particolari più orrorifici e deprimenti mentre il pirata sghignazzava senza pietà.
Il vampiro, abituato alle reazioni inconsulte del capitano, asciugatosi le lacrime concluse. “Non so se é pazzia o vero amore."
Jack, oramai, rideva fino alle lacrime, col mascara e il sangue che gli rigavano le gote. "Impressionante quanto, nel tuo caso, questi due tratti coincidano..." e poi l’aveva abbracciato, l’aveva stordito di stupefacenti e barbiturici e gli aveva fatto passare delle ore memorabili, promettendogli di rivederlo quanto prima.
E così, almeno una volta al mese, Jack andava a trovare Morte d’amour e si faceva assegnare i servigi di Jean-Claude, assicurando al Sire che nessuno l’aveva mai truccato così bene.
Belle però l’aveva presto scoperto e dietro minaccia di disintossicazione forzata il pirata aveva dovuto abbandonare i suoi randevous con l’amico; non aveva potuto neanche dirgli addio.
E Jean-Claude era rimasto di nuovo senza kajal.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

giovedì 22 luglio 2010

Capitolo 5 - Io Tarzan, tu Jane!


Riassunto delle puntate precedenti: Stimolato da Belle Morte a fare qualcosa della sua inutile vita oltre a piangere sul cazzo, Jean-Claude chiede di fare l'impresario di bordelli, e il suo boss gli affida un teatrino.

Colonna sonora: Pirati dei Caraibi
Un suggestivo tramonto rosso fuoco colorava quell’angolo di inferno che, fino a poche ore prima, brulicava di sbraitanti mannari che si lanciavano da un'impalcatura all'altra.
Jean-Claude non aveva un grande polso con la plebe, anche perchè la puzza di sudore e aglio, insieme ai petti villosi dei muratori, gli ricordavano troppe serate sfortunate e il vampiro rischiava ogni volta di mettersi a piangere. In realtà se l'era cavata decentemente per i primi tempi: nemmeno uno pseudoliberal pre-obbama peace & love come lui credeva ancora alle favole comuniste sugli elettricisti che fanno semplicemente il loro dovere, quindi tra un pompino (quei rudi scaricatori di porto nerboruti in fondo erano una buona cena…), un'ipnosi di massa e dei sani calci in culo aveva avviato i lavori.
Quando però Mason, alfa delle scimmie mannare, aveva alzato il prezzo delle normali tangenti, pretendendo la maternità pagata per tutti i suoi uomini, Jean-Claude era corso a chiamare Musette, che con certa feccia ci sapeva fare molto bene. Il sindacato… che branco di mafiosissime serve scansafatiche! Per fortuna un paio di scotennamenti pubblici e una crocifissione a testa in giù avevano alzato la produttività, e così dopo una due tre quattro cinque sei sette settimane il piccolo teatro cominciò a navigar. Ormai era fatta e non si poteva più tornare indietro, al dignitoso ritrovo di colti borghesi che bramavano semplicemente un Pellico ben recitato e forse un Goethe per il venerdì emo.
La prima volta che Jean-Claude aveva messo piede lì dentro era rimasto inorridito: neanche una stampa pornografica, solo tendaggi grigioverdi e un sobrio arredamento di gusto classico. Dopo un attimo di terrore al pensiero che Belle volesse farlo diventare rispettabile o volesse solo prenderlo per il culo, iniziò a chiedersi come trasformare quel luogo da suora a sua immagine e somiglianza. Guardandosi intorno scovò varie cose non da buttare: un discreto numero di candelabri d’argento di forma sufficientemente fallica, alcuni arazzi a stampe lemon-dark e alcune poltrone talmente morbide che sembrava di essere avvolti dall’abbraccio di una gigantesca puttana per il ridotto. Mancavano soprattutto pizzi e pelle, e sloggiare con l’idrante le bande di vecchi che infestavano il locale: Jean-Claude spolverò un po’ di lotta di classe per darsi coraggio, e decise che i finti intellettuali che osannano Accattone o altra noia erano da reprimere al pari dei poveracci che non mettono neanche un vestito nuovo per uscire. La compagnia, infine, fu purgata di chiunque non fosse bello bello bello in modo assurdo.
E Jean-Claude aveva iniziato a prenderci gusto. Aveva addirittura suggerito a Musette di assumere un bel po’ di mannari per velocizzare i lavori con un po’ di forza sovrannaturale, attirando anche alfa importanti come Mason con promesse di pettegolezzi preziosi e impegno a rispondere con risatine frivole ai pizzicotti sul culo.
Certo, le scimmie mannare erano rimaste molto male nello scoprire che sui vampiri non crescono banane, ma si erano consolate in altri modi; insomma, l’opera procedeva bene e Belle gli aveva lasciato davvero tempo libero e soldi. Quasi andava d’accordo persino con Musette, che apprezzava la sua voglia di lavorare, e non era raro vederli in mezzo ai lavori a discutere di arredamento e di opere prime.
“La riflessione sulla vagina è talmente originale che non darle spazio sarebbe ipocritamente inutile, non trovi caro?”
“Naturale, naturale. Ma pensi più alla pittura o ai Monologhi?”
“Forse la scultura sarebbe più appropriata, o perchè non tutte e tre? Bisogna scovare qualche artista innovativo…”
“Ah, la vera arte non può non partire dal femminino sacro, per questo preferisco le donne; per fortuna in molti lo capiscono e avremo l’imbarazzo della scelta: potremmo chiedere a Charlotte di Sexcity per evitare gli imitatori scarsi dei primi maestri”.
Il vampiro si era pure preso una rilassante pausa di riflessione fuori dai piedi del suo stronzissimo ex fidanzato, ma era toppo bello per durare.
Disgraziatamente, era proprio Asher a controllare le influenze di legge e burocrazia, e Musette si era rifiutata categoricamente di occuparsi di permessi, e più in generale di mostri. “Ma che sei scemo? C’ho scritto gioconda in fronte? Hai bisogno la balia asciutta? Bè, non sono io, stronzetto, quindi arrangiati!” gli aveva gentilmente fatto notare.
Jean-Claude aveva piagnucolato che stava cercando di disintossicarsi, e che Asher era cattivo con lui, al che l’arcontessa aveva perso la calma per la quale andava famosa: “Avete rotto il cazzo! Siete due minorati mentali scappati da un asilo, buoni solo a scopare e fracassare i maroni. Adesso ti faccio crescere io, arrogante coglione” aveva urlato istericamente prima di dargli una sonora ripassata e abbandonarlo in mezzo al teatro.
Jean-Claude si era seduto mogio con la coda tra le gambe a prepararsi al peggio, quando Asher entrò circonfuso di luce in un vestitino supersexy esclamando “Stavate parlando di me? Un uomo chiamato contratto! Vivo per vendere, vendo per vivere”.
Jean-Claude rimase completamente senza fiato ad affogare nella sua bava mentre Asher si guardava intorno senza fretta, facendo il figo. Alla fine, soddisfatto delle vibrazioni sottomesse inviategli dal proprietario del teatro, si degnò di esprimersi. “Uhmmmsì, accettabile. Certo, quel sipario azzurro è scialbo come i tuoi occhi… ci vorrebbe qualcosa che si intoni di più alle poltrone nere, come ad esempio un bel rosso intenso.”
Jean-Claude si affrettò ad annuire e a firmare i documenti, fissando l’altro con occhioni da mucca: il rosso era il colore preferito di Julianna, e qualche volta si domandava se Belle non avesse ragione a darle della troia volgare. Quando fece per restituire I fogli, Asher gli rivolse un sorriso crudele “Tranquillo, ho già falsificato la tua firma, non mi servi a niente”.
“Ma allora sei venuto a vedere il mio teatro?” squittì Jean-Claude.
“Veramente la logica direbbe di sì, ma il copione dice che ti volevo solo strusciare il naso nei nostri ricordi dolorosi. Ora torno da Maruska, addio” salutò l’altro, lasciando il suo ex a frignare e a meditare oscure trame.
Per un po’ il tempo trascorse senza ulteriori scosse. Mancava poco alla riapertura e Musette faceva elenchi di spogliarellisti che avrebbe voluto vedere esibirsi. Era già notte fonda, e Jean-Claude in crestina di pizzo e grembiulino, calze a rete con reggicalze e ovviamente niente mutande stava laccando d’oro gli stucchi di una statua insieme a una scimmia nottambula quando comparve Musette in vestaglia di seta che apostrofò il mannaro: “Si può sapere che cazzo state facendo?”
“Dipingo statue con fernovus antiruggine e Jean-Claude mi aiuta a lucidare i posticini particolari, signora.”
Musette rispose con un sorrisetto. “Bravo, Jean-Claude, bravo… sapevo…”. Non riuscì a finire la frase che un fracasso terribile invase il teatro insieme a una nube di calcinacci. Le poltroncine schizzarono in aria, come le acque separate da Mosè, spinte dall’irresistibile forza di una prua uscita dalla Senna: “Corpo di mille balenacce morte, cosa vedono I miei occhi di pirata? Una vecchia baldracca con dei vestiti addosso. O forse due! La Perla Nera è in porto, vili canaglie!” biascicò un nuovo vampiro strafigo caracollando instabilmente giù dalla barca.
Jean-Claude fece un inchino molto grazioso per chi gli stava dietro, ricambiando il saluto del suo amico: “Ti stavo dando per disperso, brutto comunista drogato senza permesso di soggiorno. Vi saluto, Jack Sparrow” prima di gettarglisi tra le braccia aspettando la risposta di rito.
“Capitan Jack Sparrow se non vi dispiace” rimarcò infatti l’uomo dai lunghi rasta limonandolo un po’, prima di tirare una lunga boccata da una pipa che teneva appesa al collo.
E l’ottima acustica del teatro sottolineò mirabilmente gli acuti di Musette su “Bestemmia andante in fa maggiore”.

Au revoir

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Capitolo 3 & 4 - Son tutte Belle le mamme del mondo


Riassunto delle puntate precedenti: Belle ha negato a Jean-Claude, suo ex-figlio prediletto appena uscito da un giro perso a Dire-Fare-Baciare-Un secolo di sevizie aggratis, il permesso di mollare la sua corte e unirsi ai Sex Pistols del kiss di London. Ma la principe, nella sua infinita generosità, concede a Jean-Claude una settimana di tempo per fare tutto quello che gli pare e, poichè ha fumato un bel po' di ganja, estende il dono anche ad Asher, vampiro ex-amante di Jean-Claude intrappolato per sempre in un giro di Dire-Fare-Baciare-Tortura con l'acqua santa. I due colpiti da tanta generosità mettono a frutto la settimana facendo quello che sanno fare meglio. No. Non succhiare, bensì macerarsi nel loro dolore...

Colonna sonora: Sweet child o' mine by Guns 'n' roses
Tre giorni.
Jean-Claude li aveva passati facendo jogging tra la tinozza da bagno, la sua bara preferita e il letto.
Nel percorso faceva tappa davanti allo specchio e controllava le borse sotto gli occhi: erano da spesa all’ipermercato. E piangeva. Ogni tanto contava i suoi abiti nell’armoire, arrivava alla mise che indossava la sera dello stupro. E piangeva. Poi si tirava la coperta sulla testa. E piangeva. Era troppo corta.
In pratica la sua unica attività negli ultimi tre giorni era stata quella di piangere. Le macchie di sangue sulle lenzuola di seta non sarebbero mai venute via, neanche col vanish. Sicuramente Musette si sarebbe lamentata procurandogli un appuntamento nella sala delle torture. Sala delle torture senza Asher. Jean-Claude pianse nuovamente.
Perché non poteva restare altri cent’anni nella sua comoda baretta? Perché non poteva festeggiare l’alba con una bottiglia di champagne per finire spazzato via dalla scopa di Musette? Perché doveva continuare a sopportare questa non-vita priva di dignità? Perché questo accanimento terapeutico?
Il vampiro si rialzò per l’ennesima volta dal suo letto ed entrò in bagno. Si guardò nello specchio cercando di farsi coraggio.
“Punti positivi: sono un vampiro strafichissimo, ho l’ardeur ed è una roba di classe perché ce l’abbiamo solo io e Belle. Lighy non conta per morte eterna sopravvenuta. Mamy è un po’ tanto stronza, ma in fin dei conti mi vuole bene o sarei già polvere sul pavimento da mo'. Adesso sono libero e posso ridere in faccia a tutti quelli mi hanno preso per il culo alla lettera e non. Il mio ex-ragazzo ha delle cicatrici tremendamente sexy. Tre giorni fa abbiamo fatto sesso per la prima volta dopo cento anni, vorrà pure dire qualcosa.” Un timido sorriso gli illuminò il volto stanco. “Punti negativi: sono troppo strafico e sono stufo di essere considerato un uomo oggetto, oltre al mio culo c’è di più. L’ardeur è un tantino esigente e sto andando in crisi di astinenza da capre. Mamy è così stronza che mi puo’ rimettere a fare il puttano e la mia fine sensibilità non lo sopporterebbe. Il mio ex-ragazzo si considera un fenomeno da baraccone e tre giorni fa mi ha stuprato. Vorrà pure dire qualcosa.” I suoi occhi si riempirono di lacrime sanguigne. “E ho finito il mio bagnoschiuma preferito!” Jean-Claude ricominciò a piangere.

“Ah. Ah. Ah.” Bellemorte ansimava non troppo convinta. Ogni gemito corrispondeva esattamente a una crepa nel soffitto. Merde, era ora di rinnovare la doratura.
“Ti è piaciuto Mia Signora?” le chiese con sguardo adorante il licantropo che aveva appena finito di pomparla vigorosamente.
La vampira lo fissò come se lo vedesse in quel momento per la prima volta. “Cosa? Chi? Oh, Maurice!” Un sorriso ammaliante le si dipinse sul volto e la sua voce si abbassò automaticamente di un’ottava passando al sexy-mode. “Ovvio che mi è piaciuto, sono Bellemorte la Dea del Sesso, come potrebbe essere diversamente?” Mentre pronunciava queste parole la donna premette un pulsante nascosto in un fregio della testiera del letto orgy size in cui, improvvisamente, si aprì una botola. L’ignaro Maurice scomparve immediatamente nelle sue profondità con un lungo grido.
Belle sospirò, stringendosi il dorso del naso tra due dita, poi, dopo un lungo sbadiglio, agitò una campanella in cristallo appoggiata sul comodino.
Una porticina si aprì nel trompe l’oeil della parete di fronte. “Mi dica Signò.” Fece Musette inchinandosi al cospetto della sua Signora e padrona.
“Musette qui non si puo’ andare avanti. Sono tre giorni che ho il mal di testa e non riesco a godere. Capisci? IO! BELLEMORTE! Io non riesco a godere!!!
“Inconcepibile nostro Uterus Maximus. Porto Arturo?”
“No, non ne ho voglia.”
Musette fissò la padrona come se le fosse cresciuta una seconda testa sul collo, le lacrime agli occhi e il labbruzzo tremolante.
Belle tossicchiò imbarazzata, improvvisamente interessata alla sua french manicure. “E’ tutta colpa di Jean-Claude, tutta colpa sua. I suoi lai strazianti mi danno l’emicrania e mi impediscono di concentrarmi, il mio ardeur sta alzando bandiera bianca e la mia libido è allo stremo! Non ne posso più!!!”
Gli occhi di Musette si illuminarono. “Lo termino?”
Belle sembrò considerare per qualche secondo la proposta e poi scosse la testa. “No cara, voglio dargli ancora una possibilità. Non l’ho prestato a Tizio e a Caio per cent’anni per farmelo terminare tre giorni dopo. Ho un secolo di orgasmi arretrati, ci penso io. Tu piuttosto preparami due pasticche di LSD e occupati di Maurice.
“Lo termino?” Ci riprovò Musette con un filino di bava alla bocca.
Belle fece un pat pat sulla parrucca della sua arcontessa, aggiungendoci un grattino dietro le orecchie.“Ovviamente! Non può spargersi la voce che non godo. Che ne sarebbe della mia base di potere?” Musette si fregò le mani contenta e sparì strisciando all’indietro, ancora genuflessa, nella sua porticina.

Allacciato al suo cuscino con l’anatra zannuta di peluche a scaldargli la pancia, non sapeva quanto tempo fosse trascorso, quante ore; giorni forse.
Una secchiata d’acqua gelida lo prese sulla schiena, rovinandogli la messa in piega e facendolo alzare di botto, una volta tanto sul piede di guerra.
“Che cazzo vuo-“ Il vampiro si fermò arrossendo e imparpagliandosi nelle parole, alla vista della sua Sourdre de sang che lo fissava, ancora col secchio in mano, in realtà con un’espressione vagamente bonaria negli occhi color dell’ambra.
“Che cazzo voglio? Ma ovviamente il tuo Jean, che mi manca da troppo tempo oramai.” Cinguettò lei dandogli al contempo un’affettuosa strizzatine nelle palle, giusto per dar maggior enfasi alle sue parole.
Jean-Claude si rabbuiò subito, mettendosi a sedere sul letto e voltandole le spalle. “Ecco, lo sapevo, sei qui solo per il mio corpo.”
Belle si mise a sedere accanto a lui, stringendoselo amorevolmente al seno e ravviandogli i capelli scarruffati.
“E per cosa dovrei esserci, caro il mio emo-vampirino? Per i tuoi pianti? E non guardarmi come un idiota.”
Il vampiro tirò su col naso rumorosamente. “Ma io sono tantoooo triste!”
“E io sono tantoooo stufa.” Lo imitò Belle pulendogli il moccio con la sopragonna. “Indovina chi vince tra noi due?”
“Avevi detto che potevo fare quello che volevo.”
“Certo!” Esclamò lei passando ad acconciargli i capelli in treccioline. “Per una settimana! E quello che volevi non contemplava il piangere! Dovevi volere quello che volevo io!”
I due si guardarono in silenzio per qualche secondo.
“E tu cosa vuoi Belle?”
La vampira si grattò la parrucca un po’ indecisa. Poi si mise a rovistare sotto le crinoline tirandone fuori un copione intriso di lacrime. “Ummm…fammi leggere la fanfiction. Prologo…cazzi in culo…litigi…pianti…sguardi gelidi…ah, ecco! Sesso ovviamente.”
“Ovviamente…” Jean-Claude lo disse alzando gli occhi al cielo e raccomandandosi alle divinità protettrici dei vampiri strafichi troppo dotati in arti amatorie. “Qualcuno deve parlare con Morgana71, non c’è dubbio.”
“Non ora però.” Disse Belle fissandolo con sguardo freddo.
“Nooooo! Lo sguardo freddo no! Non bastava Asher, ora anche tu?”
La voce di Belle si fece carica di potere e di una mal dissimulata crudelissima malizia femminile. “A mali estremi estremi rimedi…se non funziona la tortura perché ti piace non mi lasci altra scelta…”
Jean-Claude sospirò. Uno di quei sospiri tremuli che fanno palpitare le ciglia e che sono tanto sexy.
Belle si leccò le labbra, riprendendo nuovamente a trastullarlo in una replica automatica della sua collezione di Non più vergini zannute con bambino. “Senti tesoruccio mio, dolcissimo babà di Belle tua, cucci-cucci della mamma, diciamoci la verità, il tuo pianto mi disturba e mi disconcentra e mi sta dando alcuni…” A questo punto Belle tossicchiò e inaspettatamente arrossì. “Ehm..problemucci che adesso non mi sento di discutere con te. Ma soprattutto sono stufa di passare le serate a giocare a scacchi live con Morte d’Amour. Quando lo metto sotto scacco si putrefà per la rabbia e mi rovina i vestiti. E’ la decima crinolina che butto, mica pizza e fichi?”
Il vampiro sospirò nuovamente, reattivo come un topo morto sa essere. “E allora?”
“E allora sei rincretinito come Pamela in un libro di Liala? Datti una mossa! Sei libero, bello, puoi scopare con chi vuoi, ergo con me, e soprattutto non voglio vederti in giro a strascicare le ciabatte!”
“Ma io non porto ciabatte!” Replicò l’altro, finalmente colpito nel vivo. “Non sono sexy!”
“Fanculo Jean-Claude, era una metafora! Trovati un lavoro! Sei la puttana migliore d’Europa, dopo di me si intende, e adesso non devi neanche battere in strada. Anzi! Non devi neanche battere! Hai la mezzana più carina del mondo: che sarei io".
"Ma… tu avevi detto solo cento anni" balbettò lui già con le lacrime già fuori dalla tasca che tra parentesi non aveva.
"Lo so cos'ho detto, ciccino. Era solo per vedere che faccia facevi, no? Vuoi vendere caldarroste? Vuoi pulire i pavimenti? Vuoi coltivare patate? Basta che lo dici e soprattutto che la finisci di frignarti addosso come un bimbominkia del cazzo. Altrimenti la pettinatura a schiaffo te la faccio io. A taffoni!”
Il vampiro rimase in silenzio qualche secondo e poi rispose con una vocetta tremula da bimbo piccolo. “Ma ho finito il mio bagnoschiuma idratante preferito!”
“Il bagnoschiuma non l’hanno ancora inventato.”
“E il dvd sì?”
“Touchè, fattelo ricomprare da Musette e non se ne parli più.”
“Però…” E qui gli occhi di Jean-Claude si colmarono di nuovo di lacrime.
Belle sospirò immaginando dove voleva andare a parare il suo figliol prodigo. “Asher. Gratta, gratta e si arriva sempre ad Asher.”
“Non mi vuole più. Buaaaaaaaaaaaa!”
Belle continuò a riempire la sua sconsiderata progenie di coccole, sperando così di tappargli la bocca. “Non ti vuole più? Ma hai la presenza di spirito di un ocarina!!!! Quello ti stupra dopo un secolo che non ne dà a nessuno e per te non significa niente?”
Jean-Claude la fissò a bocca aperta e con occhi a cuoricini. “Era il suo primo stupro? Davvero-davvero?”
Belle gli diede incoraggianti pacche sulla schiena. “Sì mio caro, ha stuprato solo te. Non ne sei orgoglioso?”
“Solo un idiota lo sarebbe.”
“Appunto!”
Jean-Claude si alzò battendosi fieramente il petto. “E’ vero! Sono libero, posso scegliere cosa fare della mia vita e avrò di nuovo il bagnoschiuma! E ho un posticino tutto speciale nel cuore del mio ex.” Concluse risedendosi e riannidandosi soddisfatto tra le tette di Belle.
“Specialissimo! Altri duecento anni ed è tutto tuo!”
“Mi sento meglio.”
“Sono contenta. Soprattutto che hai smesso di guaire.”
Il vampiro si sistemò più comodamente contro la sua master, facendo le fusa. “Puoi continuare a farmi le carezzine sulla schiena? Mi piace…”
“Se vuoi ti rimbocco anche le coperte, vuoi mica il ciuccio?”
“No, ti prego! Non chiamare Arturo che mi si sloga la mascella!”
“Scherzavo, tontolino che non sei altro!”
I due si scambiarono tenerezze varie in silenzio.
“E ora che si fa?” chiese Jean-Claude tra un ron ron e l’altro.
“Bè…è un capitolo intero che non facciamo porcate…lo sai com’è…”
“Sì. Lo so com’è!” Sbuffò lui. “Accidenti a Morgana71!”
Bellemorte lo fissò con sguardo gelido.
Ma nonostante la premessa il vampiro si diede anima e corpo. Si nutrì della sua Master, e lei di lui, come affamati dopo secoli di dieta forzata, fondendo i loro demoni l’uno con l’altro come cioccolatini al 70% di cacao.
Mezz’ora dopo Musette stava sferruzzando scaldamuscoli borchiati per la sua Signora e Padrona quando sentì provenire un urlo liberatorio che echeggiò a lungo nei labirintici corridoi dell’augusta residenza.
L’arcontessa rabbrividì estaticamente, beandosi del dolce suono ad occhi chiusi. Le cose cambiano in fretta, pensò, ma certe non cambiavano mai…
Molte urla dopo, un po’ prima dell’alba, uno Jean-Claude sudato e soddisfatto guardava con aria complice la sua Sourdre de sang che fumava un sigaro cubano, finalmente appagata.
“Perché mi fissi con quell’aria ebete?” Gli sussurrò Belle, in realtà molto compiaciuta di se stessa, soffiandogli in faccia cuori di fumo.
“Credevo ti piacesse che i tuoi uomini ti amassero incondizionatamente.”
Belle continuò a sbuffare fumo, emettendo stavolta grossi falli che andarono prontamente a infilarsi nei cuori. O non erano cuori?
“Jean-Claude. Piccolo mio. Ti conosco da secoli e so benissimo che quanto più la tua espressione è ebete tanto più alacremente pensi. Poi, che tu stia pensando cazzate è fuor di dubbio…”
“Ma Belle!”
“Niente ma. E spara subito finchè mi dura il buon umore post-coitale.”
“Ehm…stavo pensando a quello che mi ha detto prima…” Mugolò il vampiro accarezzando la sua partner con la papera di peluche.
La vampira sospirò. “A cosa pensavi in particolare? Che sei idiota?”
“No. Al fatto che mi devo trovare un lavoro.”
Belle spense il sigaro sulla testa del peluche inarcando un sopracciglio all’indirizzo di Jean-Claude. “Bene, bene, bene. Quanta voglia di fare! Se non ne fossi sicura al cento per cento direi quasi che non potresti essere della mia linea di sangue, nota schiatta di perdigiorno fancazzisti. E hai già qualche idea?” All’improvviso le delicate sopracciglia della donna si trasformarono in un sopracciglio monolineare stile Elio e le storie tese. La temperatura scese in picchiata e lo sguardo della vampira si fece…ehm…gelido. “Aspetta! Mica vorrai dirmi che c’hai pensato mentre scopavi con me?”
“Nononono! Ma cosa dici mai! Come potrebbe un qualsivoglia vampiro con un minimo di testosterone nelle vene-“
Belle sbuffò. “Vabbè basta leccate. Parla.”
“Ho deciso di coltivare patate.” Fece l’altro tutto orgoglioso.
“Prego?”
“Vorrei fare il contadino, mettere su una fattoria, sai le mie radici…”
“Eeeeeeeeeeeeeeek!” Urlò Belle maledicendo dei ed eroi, cani e gatti ed entrando in crisi di astinenza. “Io ti do una fantastica opportunità e tu mi vuoi fare lo zappaterra? Ma ci faccio una zuppa con le tue radici!!!!”
Il vampiro si mise a ridacchiare.
“Ma dai Belle, mi ci vedi con le unghie sporche di terra? Stavo scherzando!”
Belle comincio a contare le posizioni del kamasutra per calmarsi e arrivata alla 69 esalò un lungo respirò. Poi mollò uno schiaffone al fanciullo impertinente meditando di fargli ingoiare la papera.
“Jean-Claude? Ti volevo di nuovo vivace, ma adesso stai esagerando. E allora sentiamo, cosa vorresti fare quando non scopi con me?”
“Vorrei un locale tutto mio.”
“Ummm…un locale.” Gli occhi di Belle si fecero calcolatori diffondendo nella stanza una tenue luminescenza verde dollaro. “Mi piace! E ho persino già in mente cosa assegnarti!”
“Davvero?”
“C’è un tugur-Cioè, una romantica costruzione diroccata che con la tua ferrea conduzione e il tuo gusto innato per l’obbrobrio potrebbe rinascere a nuova vita.”
Jean-Claude incrociò le braccia. “Non voglio amministrare un bordello!”
“Ma che bordello e bordello! Sei troppo puttansuora per amministrare un bordello. Ti darò un teatro!”
“Un teatro?”
“Oui, ti piace?
Il vampiro chiuse gli occhi e cominciò a declamare in bello stile Vittorio Gassman legge il menù. “Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C'è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Ed entri in un altro mondo.”
“Si vabbuò. Vedi di non farmi il Requiem della situazione e di tirarci fuori qualche soldo che sennò ti mando a zappare patate sul serio.”
“Come desidera la mia signora. E adesso?”
La vampira gli soffiò nell’orecchio graffiandogli il petto. “E adesso manca più di mezz’ora all’alba. Datti da fare che sono in arretrato!”
Jean-Claude prese aria e si rituffò sotto le lenzuola.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.