domenica 19 giugno 2011

Capitolo 27 - Cielo, mio marito! Di nuovo.


Riassunto delle puntate precedenti: Asher, vampiro sado-emo, ridotto all'ombra di se stesso dopo un incidente con la santa pula, è in trasferta, Jean-Claude vampiro maso-emo aspetta trepidante a casa la sua rinascita, spirituale e non. Asher torna, ma considerando che la sua stirpe è costituita notoriamente da puttane e che Jean-Claude è la più brava di tutte, cosa potrà mai trovare a casa ad aspettarlo? Il piccolo coro dell'Antoniano? Insomma... quasi!

Colonna sonora: The bitch is back by Elton John
Asher rimirò per l’ennesima volta il raffinato oggetto di pregevole artigianato che teneva tra le mani: un regalo per Jean-Claude dalle sue ultime scorribande per il Consiglio. Un sorriso soddisfatto gli illuminava il volto, gli occhi, solitamente gelidi, erano semiaperti e sognanti quasi stessero già pregustando la reazione dell’amato. Chiunque l’avesse visto in quel momento non l’avrebbe riconosciuto, soffuso com’era di amore e lieti sentimenti. Ovviamente non c’era nessuno a guardarlo e ovviamente quel sorriso non durò più di qualche secondo per far subito posto al suo solito sguardo gelido: improvvisamente la sua mente e i suoi sensi avevano registrato qualcosa di inaspettato. Il vampiro strinse spasmodicamente il suo souvenir d’italie e tutto l’amore che aveva provato fino a quel momento evaporò, sostituito da un feroce istinto animale: i suoi occhi si accesero e le sue labbra si piegarono in un ringhio rabbioso che gli snudò le zanne. Tutti i suoi sensi erano all’erta. Era odore di sangue quello che impregnava l’aria. Odore di sangue e di sesso e di qualcos’altro che non riusciva a definire. Asher annusò ancora, arricciando il nasino. Era forse cane bagnato? Ma non c’era tempo, Jean-Claude poteva essere in pericolo! Asher spalancò la porta con una spallata, svellendola dai cardini e mandandola in terra e… Ri-Ta-dàààà! Qualcosa dentro di lui si ruppe irrimediabilmente. Irrimediabilmente è un parolone, ovvio, perché in realtà si era già rotto alcuni capitoli prima ma, nonostante la pronta riparazione coll’attakkatutto, il risultato fu lo stesso: si ri-incazzò come una bestia. Era ri-possibile? Doveva davvero ri-credere ai suoi occhi? La coca con cui si stordiva ultimamente aveva ri-cominciato a ri-rodergli quel poco che restava del suo cervello?
Jean-Claude ri-era in ginocchio sul letto, dimentico, completamente ri-immerso in ciò che stava facendo e ciò che stava facendo era cavalcare un uomo mooooooolto alto e tutto blu. Non era blu perché stava praticando autoerotismo con una cinghia intorno al collo. Era blu perché era blu. E Jean-Claude lo stava cavalcando in tutti i sensi, utilizzando a mò di briglia e talvolta anche frustino la chilometrica treccia nera che gli ballonzolava sulle spalle possenti. Asher sbattè gli occhi più volte. Era un dejavù? E l’altra volta non era una donna? Effettivamente con Cinzia c’era comunque qualche somiglianza: il cobra…
L’uomo blu aprì gli occhi. “Oh cielo! Tuo marito!”
“Aghhhhhhh! Basta! Non di nuovo!” urlò Asher scagliando il suo presente contro la testa di Jean-Claude. L’altro scelse di voltarsi proprio in quel momento prendendo il corpo contundente proprio sui denti. Un fiore di sangue gli sbocciò sul bel viso. L’uomo blu reagì con prontezza e sollecitudine. “Merda. Devo farti una foto? Potrebbe aiutarti con le elezioni di Mister hot vamp!”
Jean-Claude scosse la testa e dopo aver fatto un gargarismo e aver sputato un po’ di sangue per terra raccolse il regalo dal letto e lo ammirò: un duomo di milano barometrico in quel momento di una delicata sfumatura di azzurro. Bello stabile.
“Oh Ashy! Che tesoro, adoro i manufatti italiani!!!!”
L’uomo blu occhieggiò il regalo con aria schifata. “Ma se c’è scritto Made in Taiwan!”
“Zitto Dorino!” Protestò Jean-Claude.”Tu non capisci la complessa relazione che ci lega.”
”Una patologia psicologica grossa come una casa?”
Il vampiro sospirò. “Sei più intelligente di quel che credevo…”
“Per chi mi hai preso? Per una tazza vuota? E poi siete famosi, un caso da manuale, la presentazione standard su cosa non fare che Musette fa ai vampiri novizi.”
Asher aveva assistito con gelida compostezza al diverbio tra i due mandando a segno il suo record personale di sopportazione. Ma i record non sono forse fatti per essere infranti? “E così ora te la fai coi cani…”
“E’ successo mentre eri via!” Si affrettò a rispondere l’altro già in modalità difensiva. “E poi sono più potenti delle capre.”
Dorino si alzò in piedi a difesa di Jean-Claude tenendosi comunque a una prudente e schifata distanza. “Senti Asher, non so che cosa ti sia messo in testa, ma vorrei tranquillizzarti. Non è successo niente di quello che credi e la nostra relazione è semplicemente una connessione vampiromaster-lupodachiamare standard.”
“Vuoi dirmi che non state scopando?”
Il lupo lo guardò con disprezzo e poi si mise a ridere. Un risata amara come un'aranciata S.Pellegrino "Ah!Ah!Ah! Scopando. Pensa che stiamo scopando. Mi hai preso per una sporca checca? Io ho deciso di stare con Jean-Claude seguendo il principio di autodeterminazione che mi contraddistingue perché lo rispetto e penso che sia un uomo di spicco in questa orda di vampiri sessualmente depravati in cui per mia sfortuna sono capitato. E poi a me piacciono le donne."
Jean-Claude annuì orgoglioso. "Visto quante cose abbiamo in comune?"
Asher alzò scetticamente un sopracciglio."Lo so che Jean ha un bel faccino e che quando vuole sa farti dimenticare qualunque cosa, ma non ti sei accorto che ha il cazzo?"
"Mbah?"
Asher si rivolse all'amico. "Complimenti per la scelta, ma ci è o ci fa?"
Jean-Claude minimizzò grattando il suo lupo dietro l'orecchio. "Ma no, è un bravo ragazzo, ha solo un problemino di accettazione della sua natura più intima. Forse è legato alla sua eredità culturale."
"Tu sei un indiano d’america della tribù dei Palle Blu, vero?" Chiese conferma Asher, dopotutto Dorino era abbastanza famoso nel kiss: era uno dei lupi preferiti di Belle che da sempre adorava il blu, specie se associato a misure oltre lo standard.
"Sì, senza neanche una goccia di sangue bianco nelle vene.” Il lupo si battè il petto con orgoglio. “Dorianrawhamohawkak, Dorino per chi non ha la lisca in bocca. Il mio motto è ama la natura e la natura amerà te."
Jean-Claude battè le mani annuendo. "Condivido pienamente. La mia natura già lo ama."
"E cosa significa il tuo nome?"
Dorino lo fissò con sospetto. E anche con un po’ di schifo. "Ummm… uomo che brucia gli ebrei, le checche e gli sporchi depravati."
Asher tossicchiò leggermente. "Ma non amavi la natura?"
"Certo! Ma solo se è naturale!!!"
“Ora basta Dori.” Disse Jean-Claude congedandolo con un cenno della mano. “Vai pure a farti un bel bagno che io e Asher dobbiamo parlare.”
Dorian lo guardò di traverso con aria sempre più schifata. “Guarda che non sono un cane. Non puoi dirmi vai qui e vai la o ordinarmi di fare cose. Sono un uomo e ho una dignità!”
“Oui, certo, e io che ho detto?” Jean-Claude fece palpitare appena le ciglia, instillando nell’altro giusto un assaggio del suo potere. Subito Dorino si mise a quattro zampe e cercò di infilare il muso, pardon, il naso, tra le gambe del suo padrone, uggiolando felice.
“Dori! Dori! Cuccia per favore!”
“Bah!” Commentò Asher scuotendo la testa. “I lupi saranno anche più potenti ma io continuo a preferire le capre.”
“Lo dici solo per invidia.” Jean-Claude si alzò raccolse un vibratore e lo lanciò oltre la porta del bagno.” Vai Dori!” Il lupo si lanciò dietro l’oggetto ululando mentre il vampiro gli chiudeva prontamente la porta alle spalle. Asher però continuava a squadrarlo con sguardo gelido nonché sardonico, come se avesse qualcosa da ridire.
“Bè?” Sbuffò Jean-Claude predisponendosi psicologicamente all’ennesima ramanzina. “Che vuoi ora?”
“Niente. Solo una semplice constatazione: mi sei passato di nuovo avanti. Ora sei un master, hai un demone e un animale da chiamare.”
“E sono nelle grazie di Belle.” Non potè fare a meno di chiosare l’altro, saltellando pure dalla gioia per giunta.
Asher lo gelò sull’ultimo balzello. “Ricordamelo pure. Però il tuo animale da chiamare in realtà ti disprezza! Sta con te solo per l’ardeur.”
Jean-Claude alzò le spalle. “Come tutti del resto e allora?” Poi, ancora in piedi, impallidì improvvisamente, la fronte candida gli si imperlò di sudore e le gambe cominciarono a tremargli così tanto che dovette appoggiarsi al petto dell’amico per non perdere l’equilibrio. Sembrava in trance.
Asher cominciò a prenderlo a schiaffoni per cercare di scuoterlo, dopotutto ogni lasciata è persa. “Jean-Claude! Jean-Claude! Che ti succede? Perché non parli? Guarda che sull’ardeur scherzavo, ti sarai mica offeso?”
Il vampiro sbattè gli occhi più volte, cercando di mettere a fuoco l’amico. Sospirò. “Davvero scherzavi?”
“No ovviamente. Si può sapere che ti è successo?”
“Ho avuto una visione.” Sussurrò Jean-Claude risedendosi sul letto e reprimendo a fatica un brivido. “Ho visto cose che voi vampiri… ero in una realtà parallela in cui ero Master della Città e avevo un animale da chiamare omofobo che non solo mi disprezzava ma che perdipiù non me lo dava! Poi avevo una serva umana più potente di me che mi tiranneggiava, mi impediva di fare sesso con altri e mi metteva le corna con tutti.”
“Che fantasia!” Ridacchiò Asher. “Tranquillo Jean, neanche tu potresti essere così idiota.”
L’altro non sembrava per nulla rincuorato. “No, no! Facevo parte di una serie di libri e non ero nemmeno il protagonista!”
“Ma dai?”
“Pensa che c’eri anche tu, avevamo fatto pace e non potevamo fare sesso!!!”
“Tranqui Jean, tranqui. Non è la realtà è solo stress.”
“Ma non capisci? Tu comparivi al sesto libro e non scopavamo che al diciassettesimo!! E per di più con una scopata del cazzo!”
I due si guardarono negli occhi in silenzio finché Asher parlò. “Vuoi dire che forse dobbiamo un grazie a Morgana71?”
“Forse sì.”
Asher aprì la bocca, la richiuse, sospirò e poi la riaprì. “Mabafanculo a Morgana71 e anche alla sue pringles. Che me ne frega di un’ipotetica realtà parallela in cui scrivono di noi come coglioni? Il mio motto è carpe diem e non è che in questa fanfiction si faccia tanto la figura dei furbi…”
“Certo che sei di umore veramente pessimo! Ti sei specchiato dal lato sbagliato stamattina?”
“No.” Bofonchiò l’altro sedendosi accanto all’amico. “E’ che per il Consiglio ho dovuto fare una cosa orribile.”
“E allora? In genere quelle cose ti mandano in sollucchero!!!” Cercò di confortarlo Jean-Claude posandogli un braccio sulle spalle. Già che c’era si strusciò anche un pochino.
“Non stavolta. Ho dovuto uccidere…”
“E allora?”
Asher si strinse nelle spalle, tremando. “Ho dovuto uccidere…”
“E finiscila di menare il torrone, si può sapere chi hai dovuto far fuori?”
“Un amico.”
“Un amico?” Ripetè Jean-Claude grattandosi la testa, un po’ confuso. “Perché, abbiamo amici?”
“Ma sì, Hans!”
Jean-Claude sbattè gli occhi nella sua miglior imitazione dell’imbelle. Solo che non era un’imitazione. “Hans? Hans chi?”
“Ma dai! Hans… quello dell’Austria, Hans… come cazzo si chiamava?”
“E che ne so io, dammi almeno qualche indizio!”
Asher chiuse gli occhi, concentrandosi. “Fammi pensare…segni particolari…sì, ci sono! Aveva l’uccello lungo 22 cm a riposo… peli del pube biondi con riflessi tiziano… e… certo, il culo un po’ spanato!!!”
Gli occhi di Jean-Claude si illuminarono. “Ahhhhhhh! Hans! Lo potevi dire subito, ed era nostro amico? E da quando questo è un problema per farci fuori tra di noi?”
“Non lo so…sarà l’età…sarà la depressione…ma dopo averlo ucciso ero come ossessionato. Avevo in testa tutte quelle immagini…noi che ci facevamo un boccale alla festa della birra…e poi tutti quei bratwurst!!!”
“Bratwurst? Ma se non possiamo mangiare!”
“Non ti avevo detto che ha il culo un po’ spanato?”
“Oh.”
Asher si fissò la punta dei piedi. “La verità è che mi sono stufato Jean-Claude. Hans non sarà stato il mio amichetto del cuore, ma comunque avevamo condiviso dei ricordi. Non mi ha fatto piacere ucciderlo. Più o meno.” Poi si voltò verso l’amico e gli prese le mani tra le sue. “Voglio smettere Jean-Claude, voglio smettere. Ce ne andiamo?”
“Oh sì! Ho proprio voglio di un bel fine settimana romantico. Ti ricordi quel cottage così grazioso a Mont St.Michel?” Chiese Jean-Claude con occhi sognanti.
“Non sto parlando di un fine settimana, sto parlando dell’eternità!” La stretta di Asher diventò quasi spasmodica.”Voglio scappare! Voglio andare a vivere in campagna e voglio che tu venga con me!”
L’entusiasmo di Jean-Claude scese in picchiata ai minimi storici. “Di nuovo?”
“Ma stavolta sarà diverso, sei potente!”
Jean-Claude scoppiò a ridere, una sghignazzata a metà tra una paresi e un singhiozzo isterico. “Sì, stavolta sarà diverso, ti sfregeranno anche l’altro lato, Belle ti terminerà perché le farai troppo schifo e io dovrò subirmi un altro secolo di sevizie senza neanche la consolazione di sbatterti in faccia le mie pene!!! Ma sei di fuori?”
Asher lo fissò gelidamente. “Le tue sono solo scuse: hai l’ardeur e un animale da chiamare e puoi spacciarti per un master di qualunque età!”
“L’ardeur l’avevo anche l’altra volta e vedi tu quanto mi è servito, il mio animale da chiamare non sarà una tazza vuota, ma se è piena è piena di merda ed è inutile fare il maggiorenne, poi mi dimentico di falsificare la patente da carrozza e mi sgamano subito.” Il vampiro incrociò le braccia con l’aria dello scioperante deciso a tutto.” IO NON VENGO.”
“Perché non mi ami.” Sussurrò Asher con un subdolo labbro tremolante ed esponendo ben bene il lato sfregiato.
Jean-Claude però non mostrò di curarsene. “Perché in questa fanfiction sono un idiota, ma non un idiota suicida!!”
“La verità è che non mi ami, che mi consideri un mostro e che non ti attizzo più. La verità è che ti piace fartela coi cani, ti piace scopare Belle e ti piace fare la sua puttana. La verità è-“
La voce di Jean-Claude salì di qualche ottava richiamando qualcuno dei pipistrelli di Musette, attratto dagli ultrasuoni. “La verità è che c’hai rotto il cazzo Asher. A me e ai lettori che sono costretti a sorbirsi le stesse puttanate da non so più quante pagine. Vattene e non farti più vedere fino al prossimo capitolo.”
Gli occhi di Asher mandarono freddi lampi di luce mentre si alzava di scatto e si dirigeva alla porta. “Me ne vado.” Disse con gelida teatralità. “Ma solo perché me l’ha detto Ricciolineri non perché me lo dici tu.
“Arghhhhhhhhhhh!” urlò Jean-Claude mandando il duomo di Milano a frantumarsi contro lo stipite della porta. Il tempo segnato era sempre bello stabile nonostante la dura pioggia del tardo martedì che gli stava allagando gli occhi e il cuore. Proprio vero che le robe cinesi non funzionavano un cazzo.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

sabato 11 giugno 2011

Capitolo 26 - Mi sorge ein dubbien: ke mi abbiano fregaten?


Riassunto delle puntate precedenti: Abbiate venia. E' un secolo che non postiamo e non ci ricordiamo un cazzo. Comunque Jean-Claude è un pirla (si fa pure gli umani) e Asher un sadico (e colleziona mutande). Se lo stanno menando da un'eternità di capitoli perchè vorrebbero scopare e vivere per sempre felici e contenti ma l'autrice si è impegnata a farli accapigliare per altri duemila capitoli. Ora Asher è in trasferta e Jean-Claude tesse la tela di notte e la sfa prima dell'alba e fa pompini ai Froci. O erano Proci?

Colonna sonora: These boots are made for walking by Nancy Sinatra, Buon compleanno Gesù Cristo by Full Metal Jacket
Quelli che seguirono furono due mesi come tanti altri. Lavoro, qualche uscita per un’aperitivo coi colleghi, scarsità di balsamo contro i nodi da volo, necessità di ricordarsi la crema emolliente per le rughe tutte le mattine, solite cose insomma.
Asher aveva fatto carriera con la morte di Andros, e il suo nuovo status di Amministratore Unico della Delegazione Trucidamenti-Gangbang Standard ed Eccezionali gli garantì una squadra di specnaz veterani supersexy tutta a sua disposizione. In compenso fu subissato di incarichi che spedivano lui e i suoi uomini in una città, per poi ricevere in extremis un contrordine che li riportava indietro. La situazione politica era effettivamente confusa: i rivoluzionari sconvolgimenti socio-economico-territoriali prima guerra mondiale erano trooooppo ggggiovani e veloci per quella casa di riposo di lusso che era il Consiglio dei vampiri, e mantenere una facciata di rispettabilità e controllo diveniva sempre più vitale; e se questo garantiva un sacco di stragi e lachi di sangue e furti di superpoteri e irrisioni di umani che si comportavano in modo più stupido di un’orgia di vampiri sadomaso beh… chi era lui per lamentarsi?
Ndr: vi risparmio la seguente mezza pagina di riflessioni filosofiche sugli intenti originari del comunismo comparati all’anarchia, e di barba morale su chi è più umano tra lo stato di polizia vampirico e i rudi umani arrapati o gli homini lupi che non diventano più buoni a Natale imparando dagli errori delle guerre e delle atrocità passate presenti e future.
Anima o non anima, questo è il dilemma! Sono gli autori buoni a niente che non colgono l’orrore della psiche mostruosa del vampiro? O forse la religione lede i diritti del cittadino facendo tanta insensibile discriminazione palesemente sessuale tra umanità e letteratura fantastica? Boh. Non è che in fondo vogliamo veramente saperlo.
Ad ogni modo Asher si faceva le seghe allo specchio in pieno delirio d’onnipotenza, perchè a lui toccava l’ultima parola nel supervisionare le istanze di rimozione e sostituzione teste (di cazzo), ed erano secoli che non si divertiva così, nonostante il lavoro fosse obiettivamente faaaatiiiicaaaa e avesse comunque voglia di scopare con Jean Claude.
Sembra troppo bello per essere vero? Mettiamo un po’ di pepe al capitolo? Ebbene sì, perchè purtroppo non sempre le reclute sono materiale di prima scelta, e la convivenza con gli altri delegati era a tratti, come in ogni vacanza che si rispetti, assolutamente insostenibile. Il tormentone dell’estate si basava soprattutto, com’è ovvio, sulla love story più miticississima degli ultimi sekoli, e il gossip si accapigliava sulle probabilità relative di omicidio, matrimonio e altri intrattenimenti.
Asher di solito era felice di essere al centro dell’attenzione, ma alcune delle voci più morbose e veritiere lo davano per rammollito e ridotto a diventare Ministro delle Pari opportunità non già in virtù delle sue abilità pompinatorie (cosa normale e apprezzata), ma grazie a uno scherzone bastardo del suo impunito slave. Persino i nuovi sadici appena usciti dall’accademia non facevano che parlare di lui come di un cesso ripulito che da sterminatore figlio di puttana e acido come un peyote era diventato monogamo, casto e acido come una zitella. Non che gli potesse dare torto, eh, ma farsi parlare dietro da un branco di mocciosi fan di Justin Bieber e Jean Claude lo faceva incazzare lo stesso. Si apprestò quindi al suo discorso “Lei non sa chi sono io” con più voglia di stuprare cameriere del solito.
“Se voi signorine finirete questo co.co.co, e se sopravviverete alle fantasie della settimana dei vostri superiori, sarete un'arma! Sarete dispensatori di morte, pregherete per fare orge! Ma fino a quel giorno siete uno schizzo, la più bassa forma di vita che ci sia nel globo! Non siete neanche fottuti esseri sovrannaturali, sarete solo pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta "merda"! Dato che sono duro mi aspetto di piacervi, ma più mi amerete, più imparerete. Io sono un duro però sono giusto: qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come nosferatu, decomposti, amanti della bestialità e roba simile! Qui vige l'eguaglianza: non conta un cazzo nessuno! I miei ordini sono di scremare tutti quelli che non hanno le dimensioni necessarie per servire nel mio beneamato corpo! Capito bene luridissimi vermi?!?”
“Suuuca, aggiòn uein!”
“Chi ha parlato? Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stronzo comunista nano di St. Louis che ha firmato la sua condanna a morte? Ah, non è nessuno eh? Sarà stata la fatina buona del cazzo! Vi ammazzo a forza di scopate, vi faccio venire i muscoli al cervello che ci potrete fare due cose contemporaneamente! Allora sei stato per caso tu brutto stronzo?”
“Signorno, signore!”
“Brutto pezzo di Dolce e Gabbana di due collezioni fa, scommetto che sei stato tu!”
“Signorno, signore!”
“Signore, l’ho detto io, Signore!”
Asher non poté che reagire, lasciando libera quella che, in foooooondo in foooooondo, almeno nei week-end, era la sua vera natura. Si scagliò sull'uomo dandogli un pugno in pancia.
“Però, senti senti, abbiamo tra noi un attore comico, il soldato Dr. House. Io ammiro la simpatia; sì sì, tu mi piaci, vieni a casa ti faccio scopare Jean-Claude! Brutto sacco di pulci, io ti metto sotto! Ti ammazzo! Qui tu non riderai, tu non piangerai, qui si riga inverso e basta! Ti faccio vedere io. Alzati in piedi tirati su, datti subito una regolata amico mio se no io ti svito il cranio e ti vengo in gola!!!”
“Signorsì certo signore!”
“Soldato Dr House perché sei qui nel mio beneamato corpo?”
“Signore per scopare signore”.
“Allora tu sei un frocio”.
“Signorsì signore”.
“Fammi una faccia da orgasmo! Questa è una faccia da orgasmo? Manco per il cazzo, sembra che stai andando al cesso, te la faccio venire io una faccia decente”.
Quando il malcapitato si rialzò pronto a contrattaccare, quello che si trovò di fronte, non era più il buon vecchio Ashy con i capelli a schiaffo; si era truccato velocissimamente, ed era circondato da un’aura fredda e oscura: il suo volto era assolutamente terrificante, tranciato in due dalle orrende cicatrici che ora sembravano infuocate, gli occhi come ghiaccio in fiamme che penetravano a gelare chiunque osasse guardarli, la sua bocca una risata diabolica che mostrava i canini e sulla guancia liscia una papera mannara come pittura di guerra. Nella grande stanza d’albergo in cui il poveretto aveva scelto di sfidarlo, Asher sembrava ergersi come un mezzodemone-mezzovampiro, pronto ad uccidere chiunque avesse osato fiatare.
“E sarà sempre paaaace muahahaahahah!”
Si lanciò sul vampiro che ancora lo fissava sconvolto e, in meno di un secondo, lo morse sul collo (originale, vero?), sputando poi un pezzo di carne. Il suo pene non era più quello di una volta, ma lo sentiva bruciare, di una smania feroce che da troppo tempo non lasciava libera di nutrirsi. Gli addentò di nuovo la gola, e lo accoltellò con una cannuccia, succhiando come uno che succhia una pallina da golf da un capo all’altro del tubo per innaffiare. Il poveretto cominciò a urlare e a dibattersi furiosamente, ma senza la forza di divincolarsi dalla sua stretta mortale di Mortal Kombat, e infine, il suo potere esplose irrefrenabile, riversandosi dal suo morso ad ogni fibra di quel corpo ormai soggiogato e in preda a spasmi inconsulti, per poi esplodere in un orgasmo violentissimo che lo prosciugò come un’uvetta passita.
Vi risparmio un altro paio di pagine di tortura ai coglioni sull’animo tormentato di Asher, e il suo eterno m’ama non m’ama sul diventare buono o no, e quindi se ipnotizzare l’uomo e farlo suo schiavo, se succhiarlo a morte e farsi due risate, o se lasciarlo vivere perchè comunque era più crudele così.
Comunque alla fine decide di lasciarlo andare eh, tranquilli, non ve la menate per la sorte di un personaggio senza neanche il nome il cui unico scopo è non far sembrare Asher uno sfigato completo. Non sapremo mai se quest’azione di candida pietà fu compiuta perchè aveva visto che ormai gli altri si stavano cagando addosso tutti o se perchè gli faceva troppo schifo o davvero perchè gli era venuta una crisi emo sull’essere troopppo un mostro.
E quindi il tapino venne mollato sul pavimento e scostato con un calcetto, mentre Asher gonfiava le penne come un allocco in calore.
“Duuuuuuuuuunque, c’è ancora qualcuno che ha intenzione di smerigliarmi le palle? Fatelo ora o tacete per sempre. Ah-ah quanto sono simpa! Qua tutti sono utili ma nessuno è indispensabile tranne me. E già stiamo facendo un lavoro megasbatti e sottopagato, anche se più cool di un’interrail. Ergo ora staremo tutti zitti e quieti come piccoli Fonzie. Se no stasera cenerete nell’Ade, cazzo!”
Andò proprio così.
E si diedero con rinnovato ardore a punire i ribelli, terminare gli eretici che violavano la masquerade facendosi scoprire dai babbani eccetera eccetera…
Una tappa particolarmente divertente fu Mainekazzen, dove c’era da esecuzionare Master Hans Ulrika Kaiser Kartoffen Kese Drunken Wasser Du Hast Mich Stille Nacht Ich Liebe Dick Fon Frankestin Frenkenfurter Uovacittà.
“Hans chiiiii?” Chiede la folla. “Hans chiiiiii?” Si chiese Asher.
Bè, come prima cosa era un comunista impazzito che aveva fortificato il Lussemburgo con una muraglia cinese per spargere il suo malvagio verbo grillino contro la Tav e il nucleare. Poi andarono a controllare su Wikipedia, e come disambiguazioni c’erano due o tre fan fiction e il solito catalogo “Scopate di Ashy&Jc negli X anni (con X= boh) in cui andavano in giro a scopare assieme”.
Giustamente Asher approfittò dell’”Ahhhhhhh, QUELL’Hans” per intrufolarsi nel castello arroccato e roccafortato come una scatolina immersa nel silicone sigillante.
Hans si mostrò estremamente entusiasta di quella visita inaspettata e non mancò di accogliere il suo vecchio amico nella sua ridente catapecchia, riservandogli la stessa lussuosissima camera in cui, molto tempo prima, lui e Jean Claude avevano trascorso un paio d’ore brevi ma intense, notizia tratta da wikipedia perchè sinceramente lui non se lo ricordava.
Per farla breve: scoparono, Asher lo morse, quello morì d’infarto, la truppa lo bruciò e sparse le sue ceneri in almeno quattro fiumi diversi. Amen.
L’intero tragitto di ritorno fu estremamente tetro e silenzioso, pieno di sindrome da rientro, e Asher ebbe tempo, nonostante i leccaggi servili dei camerati, di deprimersi all’idea di nuove liti e dell’assottigliamento della lista di persone che avevano voglia di farselo davvero.
Non era del tutto certo di voler tornare a casa.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

lunedì 15 novembre 2010

Capitolo 25 - Mutande? Che fantasia!

Riassunto delle puntate precedenti: Abbiamo lasciato per un po' i nostri ragazzi abbracciati sul letto dopo essersi una volta di più confessati come la tortura sia il più vero cuore della loro unione. Jc ha minacciato Asher: questa volta non sarà come le altre, questa volta vuole un vero uomo, gentile e buono. Asher ha risposto "Succhiamelo, schiavo!" Ottimi auspici, no?

Colonna sonora: On a mission by Gabriella Cilmi
Jean Claude mantenne la promessa di fare del suo peggio. Così, nei mesi successivi, Asher perse completamente la testa. Come se prima… ma non infieriamo!
Già al suo risveglio, la sera dopo, il vampiro si ritrovò da solo, e non ci voleva nient’altro per dargli una scusa fantastica di mettere il muso. Non aveva ancora aperto gli occhi, che già la sua invidia del pene non sfregiat… ehm… amor proprio lo accusava di non essere altro che un idiota se davvero sperava che lui restasse lì, ad attendere il suo lento risveglio, adesso che era così potente.
In realtà Jean-Claude si era risvegliato direttamente nel letto di Belle alle 10 di mattina, con un biberon ovviamente fallico di sangue in gola e un’endovena di potere e adrenalina da resuscitare i morti. La vampira, in modalità vampira degli affetti, non aveva nemmeno atteso che aprisse gli occhi per chiedergli “Alloooooraaaa?” e farsi raccontare ogni microdettaglio della nottata precedente. 
Lui le aveva detto tutto, e ne avevano spettegolato per ore, per decidere le mosse successive. Perchè dunque, Asher aveva raggiunto un punto di rottura, su questo convenivano, e si era reso conto che un mostro cattivo e perverso doveva però mantenere un contegno per essere anche sexy e non essere declassato ad Andros di bassa lega. Adesso non era certo il momento di mollare la presa, anzi, bisognava insistere per farlo tornare ad amare anche il sesso oltre alla droga e al rock’n’lol. E forse era anche il caso di rilassargli un attimo la gelosia, prima che ammazzasse davvero qualcuno di inclonabile. 

Quando Asher arrivò da Belle fu lasciato ad ascoltare e a fomentare la propria simpatia fuori dalla porta mentre i due all’interno finivano di leccare le ultime gocce di discussione su di lui. 
“Allora quando a tuo giudizio avrai altro da raccontarmi, Jean Claude?” 

“Probabilmente già domani carissima, sai che quando azzanniamo la missione siamo meglio dei sette nani” ridacchiò lui come un idiota. “E poi ho bisogno che mi aiuti per quel dettaglio pratico: ho bisogno un pretesto, lo sai anche tu che ne ho bisogno. Cioè, non sarei credibile altrimenti a fare il frate… mi ci vedi a darla da bere a qualcuno, persino ad Asher, che sono in modalità riverginescion per lui? Dai, nessuno potrebbe essere tanto scemo da credermi, neanche una puritana teodem del Mississippi.” 

“D’accordo, anche se mi fai un po’ pena”. Belle alzò la voce, come se l’udito soprannaturale di Asher non fosse ancora abbastanza stimolato. “Jean Claude, come punizione per essere ingrassato troppo con l’ardeur, o come premio per non essere andato a lamentarti di me con Morgana71 per ben un capitolo, sei condannato a dare una regolata alla tua ninfomania a tempo indeterminato” stabilì gravemente. “A meno che non serva a far incazzare il tuo innamorato cretino, ovvio” aggiunse mentalmente solo per il vampiro nel suo letto, che sospirò piagnucolando: “Però quando vengo a battertela a te me la dai vero? Pliiiiiiiis?” 

La master gli fece dei grattini sotto il mento con il becco di un offesissimo Aldo, compiaciuta: “Ma certo, tontolino d’oro, non voglio mica farmi tornare il mal di testa. Questo vale anche per quando ti sarai ripreso il tuo emoderivato preferito”. 

Asher sentì la rabbia montare: ne parlavano come una cosa, un animale. Un servo. Assalito da un impeto d’acume, gli venne il dubbio che anche questa fosse una messinscena, dato che era impensabile che almeno lei non avesse percepito la sua vicinanza. Allora spalancò la porta: “Stavate parlando di me?” 

“Oh, sì, hai sentito bene?” 

“Certo, stavo appunto origliando!” rispose lui acidamente, prima di farsi raddolcire da Jean Claude, che gli corse subito incontro strusciandosi come un gatto contro le sue gambe, facendo le fusa.
Belle mimò un conato di vomito e si accese la pipa di oppio, tornando poi a sorridere e a chiedere rassegnata e un po’ ebete: “Avete almeno intenzione di chiedere scusa prima di sparirmi da davanti finchè non mi sarà passata la voglia di usarvi come sturacessi?” 
I due si inchinarono e presero ferma risoluzione di non peccare mai più: erano parole di rito che lei si divertiva a fargli rimangiare a ogni successiva cazzata. 
Poi Asher fu sbattuto fuori senza cerimonie a origliare un altro po’. Non sapremo mai se era l’oppio a parlare, ma Belle voleva dare a Jean Claude un bel in bocca al lupo per convincerlo dell’urgenza a rendere di nuovo spendibile la sua dolce metà. “Perchè vedi” spiegò “alla fine a forza di cazzi tu non sei venuto su così male, sei carino e simpatico, ma…” 

“Non sono il tuo tipo” ammiccò lui maliziosamente. 

“Nono, mi piacciono i giochini da collegiale che facciamo assieme, ma una donna ogni tanto ha bisogno anche di un uomo.” 

Il vampiro assentì chinando appena la testa. “Ti manca molto...” Non ottenendo risposta, Jean Claude cominciò a scappare verso la porta, quando d’un tratto lei parlò. 
“Certo che mi manca, cosa credi?” Replicò con un’ombra di malinconia talmente evidente che Asher sentì il proprio cuore già fermo fermarsi di più, e si sentì per una volta un po’ troppo frocio per questa terra. “Ma quello è più pera di Louis-Bradipo. Però secondo te un sacchetto in testa…?” 

Furono le ultime parole che riuscì a percepire. 
Piuttosto eccitato dalle rivelazioni appena ascoltate, fece per allontanarsi quando, inaspettatamente, Jean Claude aprì la porta e gli schiaffò la lingua in bocca e lo penetrò con il suo sguardo più letale e diabolico (ebbene sì, anche questo è nell’originale: Morgana71 è proprio una porca). “Andiamo a lavorare, mon amour. Adesso.”
E da quel momento in poi fu come sedersi su un tappeto di spilli. 
Naturalmente si trattava del famigerato contratto per l’acquisto del terreno. Sistemare la questione tramite vie legali era ovviamente possibile, ma perchè usare il metodo lungo e dispendioso? 
Asher ruppe le scatole per almeno due ore sull’essere brutto e ormai incapace di scopare, ma Jean Claude demolì tutta l’accurata progettazione hamiltoniana di un personaggio che più originale e macho non si può ribattendo 1- che bastava tenere i capelli davanti alla faccia 2– che bastava ipnotizzarli 3-che non c’era differenza morale tra l’ipnotizzare qualcuno col potere della chirurgia plastica o delle lenti a contatto colorate 4-che comunque era un vampiro fiero dei suoi poteri e quindi cosa gliene fregava 5-che una scopata era una scopata 6-che Belle gli aveva vietato di fare sesso, e non voleva mica farlo picchiare di nuovo così presto. 

Per Asher fu come essere scosso in giro con un fulmine nel culo, e una volta aperta una breccia non fu difficile spingerlo nel precipizio del prendersi cura del sindaco, di sua moglie, sua figlia, suo genero, suo cognato, del cugino Coso, del pagliaccio It, del maggiordomo, del primo e del secondo lacchè, della cameriera, della governante, del vicesindaco, del governatore, del presidente della provincia, della giunta, dell’assessore al turismo della città gemellata, di un paio di tabaccai, di quattro minorenni che passavano di lì, di un bunga-bunga e di un cancelliere, per non parlare del cane. 

Mentre si tenevano queste due o tre orge Jean Claude, zitto zitto quatto quatto, si ritagliò una visitina in motel con il notaio. In realtà quest’ultimo non fu nient’altro che una sua spudorata provocazione: perché non era necessario, perché la questione era già stata conclusa, e perché il suddetto notaio era fin troppo avvenente. 
Asher ovviamente se ne accorse ma per una volta se ne fregò altamente e tornò a farsi i cazzi suoi e non solo. 

Logicamente Jean Claude non si fermò lì, e iniziò a mettere in pratica tutti gli strusciamenti da danza dell’ammmmore dell’oritteropo formichiere tibetano che conosceva per far impazzire il suo troppo orgoglioso ex. In mancanza di altra mercanzia, allargò le sue attenzioni, oltre a Cinzia, alla quasi totalità della compagnia teatrale composta, chiediamoci anche il perchè, solo da bei manzi piuttosto alti aperti a ogni perversione, che amavano prostituirsi per qualsiasi avventore del teatro, figuriamoci se non si degnavano di dare una spolveratina anche al boss in cambio di qualche bella parte da protagonista. E forse anche per questo, ogniqualvolta i loro occhi si fermavano su Asher, il loro sguardo si accendeva, ma non di terrore, né di disgusto. Ognuno di loro sapeva che ruolo di rilievo avesse presso i finanziatori, e lo trovava... la persona giusta a cui fare un pompino. 
Era esattamente con questo termine che il bell’Andrè o Antonio, uno a caso, lo aveva definito per salvarsi la vita quando, sorpreso in atteggiamento alquanto intimo col suo amato datore di lavoro, questi gli domandò se anche lui trovasse il suo amico incredibilmente ficoficofico. 

*Flashback* Asher sgranò gli occhi per la sorpresa dimenticandosi del suo solito sguardo gelido e perfino di nascondere il lato sfregiato dietro il suo amato ciuffo di capelli. Era possibile? Doveva davvero credere ai suoi occhi? La coca con cui si stordiva da troppo tempo aveva finito di rodergli quel poco che restava del suo naso? 
Jean-Claude era in ginocchio sul divano e intratteneva un… sniff sniff… infrarossi… calorimetria… esame del polso e della pupilla… 
“Porcaccia, un umano!” ringhiò, sinceramente offeso. Insomma, a livello razionale si rendeva conto che rispetto a una donna aveva qualcosa di troppo e qualcosa di meno, ma qui si esagerava.
“Oh, sei tu caro? Sì, ti presento Dominique, no Ruby, no Ludo, occazzo quello che è, viene da Beri, è qui in Erasmus e fa teatro come hobby, si fa chiamare Andrè come quello di Lady Oscar perché per essere gay non è per niente eccentrico, ma per essere scemo non gli manca niente, non è eccitante?” 

“No, fa schifo. Sembra un cespuglio. Ora vi ammazzo entrambi”. Strillò Asher estraendo una pistola dalla tasca.
“Ma amore, pensavo tu fossi felice di vedermi… Cespuglio? Ehm, volevo dire, Andrè! Posso presentarti mio marito? La nostra storia è una lacerazione di coglioni, ma tant’è. Non lo trovi ficoficofico?” 
*Fine flash* 

L’umano era un po’ confuso. Il suo primo istinto fu di scappare nudo come un verme, poi rimase ipnotizzato più di quanto non fosse già prima, quindi iniziò a sbavare, per poi sfiorargli i capelli e accostarsi al suo orecchio. “’O famo strano?” Gli sussurrò lasciandolo di sasso. 
E mentre Asher fissava scioccato Jean Claude che gli mostrava la sua bravura nel fare l’elicottero, il giovane Andrè gli si incollò come uno zombie fino ad ottenere una sana slinguata. 
Allora l’umano si staccò da lui estasiato e si voltò verso l’altro: “Gah… sbav… oui… QI formica… E’ davvero l’uomo giusto a cui fare un pompino: c’avevi ragione, Gianni”. 

Non si rese conto del come né del perché reagì in modo tanto violento: forse si convinse che Jean Claude avesse incantato il ragazzo, o perché sembrava che parlassero di lui come un esemplare da esibire e giudicare, o perché un inferiore qualsiasi lo chiamava con nomignoli da letto. Ma davvero abbiamo bisogno di un motivo per mandare in crisi isterica il nostro biondo? 
Fatto sta che Asher uscì dal camerino accecato dalla rabbia, che scatenò senza controllo sulle prime file del teatro, su cui scrisse col sangue cosucce tipo “Posto del coglione” o “Frocio chi si siede”.
Non era né la prima né l’ultima volta che Jean Claude si vedeva costretto a improvvise corse all’Ikea per ricomprare piatti e bicchieri che il suo ex marito rompeva per divertirsi. E aveva sempre tollerato quegli scatti d’ira, per nulla imprevisti, anzi un po’ fomentati, ritenendoli inevitabili nonché necessari al raggiungimento del suo fine. Ma, tanto per far succedere qualcosa e darci l’occasione per una scena di sesso che mancava da almeno dieci righe, non quella volta. 
La sua reazione con l’umano lo aveva innervosito particolarmente, e non lasciò correre. Lo raggiunse in platea, lo agguantò per una spalla e lo voltò brutalmente verso di lui. “Te lo tiri così tanto che t’è rimbalzato in faccia?” 

Asher rimase senza parole: non era certo quello che si aspettava lui gli rinfacciasse. 
“Non voglio la pietà di nessuno.” Replicò comunque acido. “E non sono un fenomeno da baraccone.” 

“No, sei solo un vampiro stupido e ottuso.”
“Sì, sono un vampiro, ma stupido e ottuso sono sinonimi, ignorante”. 

“Mai sentito parlare dell’uso del pleonasmo come rafforzativo?” 
Si guardarono in cagnesco; ma Jean Claude era irritato in modo non sexy come non lo vedeva da tempo. Allora Asher abbassò il tono. 

“Che cazzo vuoi?” Chiese fingendo indifferenza. “Che dimentichi la mia faccia soltanto perché hai promesso un aumento a un umano del Biafra?” Jean Claude serrò le mascelle, ma i suoi occhi rimasero freddi. “O vuoi che sia compiaciuto del fatto che mi trovino “ficofico”, magari perché hanno il QI di un criceto spaziale putrefatto e sei riuscito a ipnotizzarli con le tue voglie malate?” 

“Non è vero non è vero non è vero!!” Strillò tagliente. “Ti sembra davvero così assurdo che altri ti vedano come io ti vedo? Che qualcuno ti desideri, che vada oltre un paio di cicatrici...” 

“Un paio??? Alla faccia, se mi permetti il doppio senso… Tanto ormai sei più bello tu. Gnegnegne!”.
A quel punto Jean Claude sbuffò esasperato. Si avvicinò e gli sfiorò… mah, indovinate un po’. Asher lottò furiosamente per non frignare e non scoparlo: non voleva ascoltare, non voleva nemmeno pensare a quello che gli aveva appena detto, non voleva sentire le sue mani sulle palle, non voleva pensare alle esigenze della fan fiction. Ma non si tirò indietro: chiuse gli occhi e lasciò che le sue dita tracciassero gli orrendi solchi che sembrava avessero incenerito il suo cuore, il suo spirito, la sua anima, i suoi sentimenti, le sue emozioni, la sua bontà, la sua allegria e il suo pene. 
“Ma perchè mi stai torturando?” Bisbigliò. “Mi costringerai a farmi i tuoi compiti e mi farai ingelosire di tanto in tanto ma senza fare sesso con me? O mi costringerai ad esternare la mia libidine repressa con altri finchè non sarò di nuovo un drogato e cadrò tra le tue braccia?” Onestamente non aveva capito molto bene questa parte del copione. 

“Non lo so, ma ti romperò le scatole per molto tempo. Finché non regolerai la tua emitudine.” 
Asher spalancò i suoi occhi di ghiaccio e gli lanciò uno sguardo gelido. 
“Non mi hai fatto niente, faccia di serpente! Non mi hai fatto male, faccia da maiale! Non spaventi nessuno, Asher. Né me, né Belle, nemmeno i miei amanti o i tuoi. E’ solo quando ti incazzi come una bestia e fai le smorfie e ti metti il rossetto nelle cicatrici che in effetti sei un po’ terrificante. C’è per l’appunto un caso clinico di Freud che fa al caso nostro, se vieni di là io e Coso te lo leggiamo…” Scivolò con la mano ad afferrare la sua e cominciò ad arretrare verso la stanza. “E poi passiamo intere nottate nel mio letto senza fare niente ed è bellissimo lo stesso!” Lo schernì mentre lo conduceva con sé. 

“Te lo tronco nel culo?” 

“Dai sii serio”. Jean Claude a quel punto si bloccò innanzi a lui e i suoi occhi scintillarono nei suoi come un lampo nel buio. “Lo sai che quando avevo tredici anni mio cugino me l’ha fatto vedere e da allora sono traumatizzato”.
“Ma che cazzo dici, Brain?” 

“Ma la supercazzola ce l’hai nello sbiribocci antani per due?” 

“Eh?” 

“Puppa!!” 

Finalmente Asher capì e ringhiò: “Ah, è così? Ti credi furbo ad avere cominciato i capitoli in cui mi sfotti? Bè vediamo quanto reggi”. 
Afferrò il suo compagno, constatò en passant che era già nudo, e lo scaraventò su una poltroncina divelta per riempirlo di cinghiate. Jean-Claude si rotolò e squittì felice, pensando fossero preliminari, ma, una volta sfogato il grosso dell’incazzatura, Asher gli intimò di mettere in ordine la sala, mentre lui portava sul palcoscenico l’umano e lo scopava a morte. 

Ah, le storie tormentate...
Qualche tempo dopo…
“Ho un regalo per te.” Sbottò Asher entrando in camera di Jean Claude senza nemmeno bussare. 

*Flashback alla seconda* 
“Buonasera monsieur.” 

L’uomo si voltò di botto e lo vide: svolazzava appena fuori dalla finestra, il volto oscurato dai lunghi capelli che risplendevano sotto la luce della luna, le labbra rosse, piegate in un sorriso provocante e deciso. Scosse la testa, annusò un attimo la canna che aveva spento da poco interrogandosi sul suo pusher di fiducia, ma la figura non si mosse. E poi lo riconobbe. 
“Ah! Ecco chi cazzo eri” Esclamò stupito. 

“Ebbravo che ti ricordi, hai vinto un’ora di vita in più.” 

“Sei... siete l’amico di Jean Claude.” Rispose titubante. “Come fate a volare?” Chiese poi ricordando che il suo studio si trovava al terzo piano. 

Senza degnarsi di rispondere, la figura chinò la testa e scoprì parte del viso. “Sà, spogliati.” La sua voce era morbida e seducente come una notte d'estate a Malibu, e l’uomo non poté far altro che eseguire, mentre l’inaspettato ospite balzava accanto a lui, fulmineo ed elegante come uno splendido elefante, così non solo abbiamo messo un paragone da film horror, ma fa anche rima. 
Si guardò intorno con aria compiaciuta. “Vedo che almeno non vivi in una catapecchia e sai probabilmente leggere” Constatò tranquillamente. “Mi piacciono di più gli umani senza sifilide.” 

“Veramente...” L'uomo era impacciato, così vicino a quell’essere imponente, misterioso eppure così ficofico. 

“Veramente cosa?” Chiese impaziente voltandosi all’improvviso e guardandolo dritto negli occhi, già stufo di sentire la cena che parlava. 

Dio mio, pensò l’altro quando intravide le zanne da castoro. Poi cercò di darsi un contegno. “Veramente se avete fantasie sui codici di leggi siete un po’ perverso” Rispose timido. 
“E’ il mio lavoro.”
Il creaturo sorrise, avvicinandosi ancora. “E vedo che non sono il solo.” Gli sfiorò la guancia con le nocche ed esaminò attentamente il suo volto. Era davvero bello. I lineamenti delicati erano marcati da un pizzetto castano che gli dava un’aria autorevole, ma gli occhi verdi, limpidi e innocenti, tradivano la sua giovane età, così come i lunghi capelli raccolti in una coda, che slegò in un istante, liberandoli in lunghe onde lucenti. Sembrava una donna barbuta. 

“Il vostro viso...” sospirò improvvisamente l’umano. Cercò di scrutarlo e sollevò una mano per scostare delicatamente i fili dorati che gli nascondevano la guancia. L’espressione dell’altro si indurì, e gli fece una smorfia per spaventarlo. 
“Dev’essere stato un incidente terribile. E’ stato sul lavoro? O forse una moglie musulmana gelosa? Un chirurgo plastico impazzito? Posso aiutarvi a ottenere un risarcimento se volete.” Asserì perdendosi nei suoi occhi; scivolò con le dita ad accarezzare la parte deturpata, per poi scorrere lungo le labbra e infine raggiungere la pelle perfetta. “Ma siete bello come un angelo, monsieur...” 

“Asher.” Disse con un filo di voce. “Il mio nome è Asher.” Gli insinuò delicatamente una mano tra i capelli, e si chinò a sfiorargli il collo con le labbra. “Non avete proprio nessuna paura di me?” Chiese accarezzandogli la pelle col suo respiro.
“Non ancora, signore...” Rispose sommesso. “Volete farmi molto male?” Inaspettatamente le sue mani scivolarono sul vampiro, a sfiorargli la spalla, il viso, i capelli; e poi lo attirò a sé, finché non sentì la sua bocca sulla gola. “Mangiate pure, signore, mi piacciono i succhiotti da strapparmi la giugulare.” Ansimò.
“Padrone...” Sibilò il vampiro. Sollevò la testa e gli prese il viso tra le mani. Lo baciò delicatamente sulle labbra e quando lo vide cadere in ginocchio abbandonandosi a lui completamente, il suo sorriso si allargò fino a scoprire le zanne. “Chiamami Padrone.” 
*Fine flash alla seconda* 

Jean-Claude era disteso sull’enorme letto intento a darsi lo smalto alle unghie dei piedi. 
“Ah sì? E perché? Mi sono dimenticato un anniversario?” Chiese svogliatamente, ancora offeso. 

“Perché domani torno in Italia e non so per quanto tempo sarò via.” Rispose catapultandosi accanto a lui con due falcate. “Un presente per ricordarti di non fare troppo il furbo.” Dalla mano dietro la schiena, venne fuori un morbido paio di mutandine di seta, di uno scintillante color rosa cangiante a cuoricini, che cominciò a far scorrere sulla pelle nuda dell’altro, tra i lembi aperti della veste da camera, e che poi avvolse delicatamente al suo pene. 

Jean Claude notò la sua aria da ras del quartiere e cercò di scavare fuori le ragioni specifiche. Grattandosi la testa con lo smalto ancora aperto annusò le mutandine, e dopo un po’ di ricerche incrociate al computer della NASA il criceto nel suo cervello associò l’odore al proprietario. Allora Jean-Claude si chinò verso il compagno, che intanto si era sdraiato con la guancia praticamente sulla sua spalla, gli prese il mento e lo baciò lievemente. “Merci, mon amour.” Disse senza troppo entusiasmo. Quindi bestemmiò per essersi rovinato lo smalto e cominciò freneticamente a sistemarsi con l’acetone, dimentico di ogni altra cosa attorno a se.
“Non ti piace?” Mormorò Asher iniziando a incazzarsi. 

“Oh no, mi piace. Mi sono piaciute appena le ho tolte al proprietario...” Replicò senza distogliere lo sguardo dalle unghie “...alcuni giorni fa.” 

Asher si produsse in un sorriso sexysadico e macho come neanche in Grease e rimase zitto a tirarsela. 

“Mi lasci tutto eccitato a riordinare teatri” Piagnucolò Jean Claude all’improvviso senza nemmeno guardarlo. “... e poi ti vai a sbattere i miei scarti.” 

Asher scattò a sedersi con lo sguardo indignato e gli mollò un ceffone. “Magari avresti preferito che te lo portassi attaccato al precedente proprietario!” Esclamò. 
“
Perché no? Mi sono sempre piaciuti i trenini, lo sai”. 

“Sei solo un arrogante bastardo! E io che non ho nemmeno ucciso i tuoi umani porcacci. Pensavo ti avrebbe fatto piacere scoprire che mi sono sciolto un po’ sul sesso.” Inveì balzando in piedi. Si scagliò verso la porta, ma Jean Claude fu più rapido e gli sbarrò la strada. “Adesso me ne vado, fatti una sega!” Sibilò rabbioso. 
Ma l’altro si sfilò le mutande e gliele infilò in testa, tirandolo con decisione verso di sé. Poi gli si incollò addosso e imprigionò la sua bocca con un bacio per nulla delicato, divorandola con le labbra, la lingua e le zanne, vincendo senza sforzo ogni sua resistenza. Quando si staccò da lui, Asher era completamente stordito, con gli occhi in fiamme e le labbra gonfie e sanguinanti.
“Volevi lasciarmi senza nemmeno un salutino? Non ti piace quando ti faccio incazzare apposta?” Gli chiese Jean Claude sbattendo gli occhioni. 

“Potrei farti ancora molto male.”
“Sarebbe anche ora, mon chardonneret.” Ma prima ancora che potesse dire qualcos’altro, Jean Claude gli avvolse il tessuto attorno al collo e gli accarezzò la guancia. Le sue dita erano infuocate, i suoi occhi completamente blu, come i bambini del Villaggio dei dannati. “Dai, baby, torna presto e impara qualche giochino nuovo dai consiglieri. Io ti aspetterò e farò il bravo”. 
Asher levò gli occhi al cielo, gli elargì un bacio a stampo e se ne andò ridendo fino alle lacrime.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

mercoledì 20 ottobre 2010

Capitolo 24 - Viva gli emoderivati!


Riassunto delle puntate precedenti: Lo sanno tutti, Jean-Claude è molto più bravo di Asher a fare l'irritante (anche se è una lotta) e quindi il biondo viene istigato a suon di insulti a sfracicarlo di mazzate ferrate. In realtà Asher non fa neanche troppo ostruzionismo, magari però, nella foga del momento, si fa un po' prendere la mano... Riuscirà il loro ammore a resistere a cotanta prova?

Colonna sonora: Resistance by Muse
Asher buttò la mazza chiodata a terra e si asciugò il sudore dalla fronte. Merda, sudare gli increspava i capelli! Possibile che fosse così fuori forma? Eppure al Consiglio si teneva in esercizio: ne frustava almeno tre al giorno!!! Forse aveva esagerato? 
Pian piano, mentre la visione lateralperiferica tornava, l’adrenalina veniva riassorbita e, in poche parole, qualche barlume di buon senso faceva timidamente capolino nel suo cervello, si rese conto che qualcosa non andava. Cos’era quella roba rossastra appesa al muro? Non poteva essere un Picasso, Belle lo odiava da quando le aveva dedicato Les demoiselles d’Avignon, e quindi cosa cazzo era? Mentre si avvicinava e la sua mente finiva di snebbiarsi, la cosa emise un lieve gemito e la consapevolezza di ciò che aveva fatto lo colpì come un maglio. 
“Jean-Claude sei tu?”
L’altro alzò il capo di circa mezzo millimetro inarcando, tra mille dolori, quel che restava del sopracciglio sinistro. Comunque l’espressione gne-gne gli veniva bene anche ridotto a una merda. “Non mon chardonnoret, sono la fatina dei denti e questo che vedi non è sangue, è marmellata di fragole..” 

“Fanculo, lo vedi cosa mi hai fatto fare?” Gli urlò Asher tra le lacrime mollandogli uno schiaffone. “Sei il solito stronzo!” 

Jean-Claude nondimeno riuscì a ridacchiare, cent’anni di stupri ti rendevano resistente, nulla da dire. “Di' la verità che volevi realizzare il tuo sogno e rendermi finalmente uguale a te.”
Il piede di Asher batteva impaziente sul pavimento. “Ecco! Dici queste cose e come faccio io a non odiarti?”
L’altro gli sorrise enigmatico e poi chinò il capo e spirò. Asher cominciò a scuotere ossessivamente la forma esanime coperta di sangue. “Jean-Claude! Jean-Claude!” Come avrebbe fatto senza di lui? Cazzo, picchiare i pirla del Consiglio non l’aveva mai soddisfatto neanche la metà di quanto aveva goduto oggi. Come poteva tornare a quella vita? “JEAN-CLAUDE! Oddio non parla più!!”
Uno sfolgorante sguardo blu, che col rosso risaltava particolarmente bene, si fissò nei suoi occhi colmi di lacrime. “Scherzetto! Un tempo saresti stato contento di avermi fatto chiudere la bocca…” 

“Te l’ho sempre detto che chiacchieri troppo…e poi preferivo chiudertela con altri metodi.” 

“In una coppia ci vuole uno che parla, e anche uno che agisce.” Rantolò il tapino mentre l’altro lo stoccacciava in preda ai rimorsi, incurante delle ferite ancora fresche. 

“Ma guarda cosa ti ho fatto! Guarda come ti ho ridotto! Sono un mostro! Sono cattivo! Sono perverso!” Asher si leccò le labbra. “Mmmm…sono eccitato!” 

Jean-Claude a queste parole avvertì le vecchie speranze riaccendersi, anche se si sentiva ancora uno straccio: persino l’ardeur era in sciopero, lo percepiva talmente rintanato nelle profondità del suo essere da fargli sospettare che il suo demone allegro avesse finalmente scelto la clausura… “Ma se non hai neanche finito, sei arrivato appena a novantanove!!” 

Asher sfoderò il suo sguardo gelido.“Ok.” E poi gli mollò uno sganassone.”Va bene così?”
“Meglio grazie.”
Lo sguardo gelido di Asher si sciolse come un fiordifragola ad agosto e il vampiro appoggiò con cautela la fronte su quella dell’amico. La sua voce era solo un sussurro, ma per l’altro era come musica sinfonica, come acqua per un assetato, come coca per una starlette in crisi di astinenza. “Oh Jean-Claude ti amo ti amo! Amo il modo in cui mi rendi pazzo, amo il modo in mi costringi a frantumarti le ossa, amo il modo in cui mia assolvi continuamente da tutti i miei peccati, qualunque cosa ti faccia.” 

“In secula et secolurum, amen.” Il sorriso di Jean-Claude risplendeva di luce propria, le sevizie quasi dimenticate. Cazzo, pensava il vampiro, quella puttana di Belle aveva avuto ragione anche stavolta e adesso chi la sopportava quella sborona? Ma del resto le troie non hanno sempre ragione? Ma non era una troia anche lui? Ma Belle era la più bagascia di tutte. 

“Lo sai che sei sexy?” Gli alitò Asher sulle labbra intingendo un dito nel suo sangue e leccandolo. 

“Ti piacciono gli hamburger?” 

“Il rosso era il colore preferito di Juli.” Disse Asher mentre procedeva con cautela a liberare l’amico dai catenacci.
“Lo so. AU mi fai male!” 

Asher se lo caricò su una spalla come un sacco di patate. “Quante storie…pensa alle macchie sul mio vestito!” 

Una volta arrivati nella camera di Jean-Claude, Asher depose il suo prezioso carico sul lettone orgy size, non prima di averci steso sopra un bel telo protettivo. Chi la sentiva Musette altrimenti? Poi si guardò intorno. “Ma dov’è?” 

“Chi?” Sussurrò Jean-Claude.
“Quando tu hai finito con la tortura c’era…c’era il lupo Dorino che mi aspettava. Per te non c’è nessuno?”
Jean-Claude lo fissò un attimo in silenzio, preparandosi per la prova del nove. La sua vita, la sua felicità, dipendevano da come Asher avrebbe reagito nei prossimi cinque minuti. Cazzo se era messo male. “No.” Due secondi di pausa. “Era previsto solo per te.” 

Asher sbarrò gli occhi cerulei e poi gli mollò l’ennesimo sberlone. “Cazzo Jean-Claude potevi morire!!!”
“Ahi!” Protestò il vampiro.”Guarda che sono sempre in tempo!” Poi, dato che la percentuale di pelle sana cominciava a superare quella al sangue, si concesse un’espressione sexy. “Puoi sempre baciarmi…e leccarmi le ferite come ho fatto io nel capanno, e darmici un bacino che mi passa la bua…e farmi gustare il tuo sangue…”

“Ummm…ho come la sensazione che tu e Belle abbiate predisposto tutto…” 

“Chi, io? Sarei capace di fare qualcosa di così intelligente? Voglio stare con te o no?” 

“Hai ragione, hai ragione, lo so che hai ragione. Però…” 

Jean-Claude riuscì a mettersi seduto e a posare le mani sulle spalle dell’amico. “Guardami negli occhi. Ho detto negli occhi! Hai un copione nel culo anche stavolta?” 

Asher si diede una palpatina al retro delle braghe.“Sigh. No. Se Morgana71 ci provava l’avrei uccisa col tubo delle pringles. ”
“E allora dai il via alla libidine, oramai hai detto che mi ami. Puoi anche stuprarmi, picchiarmi, torturarmi, uccidermi.” Gli occhi del vampiro mandavano bagliori blu mentre si fregava le mani come uno strozzino in tempo di crisi e ripeteva ossessivamente.” L’hai detto! L’hai detto! L’hai dett-“ 

“Ok. L’ho detto, ora basta però.” Disse Asher tappandogli delicatamente la bocca con una mano. Poi cominciò a spogliarsi mentre l’altro lo guardava adorante. 

“Oh! Hai ancora i fiorellini con cui ti ho decorato l’uccello!!!” 

Asher riuscì ad arrossire. “Sì. L’ho messo tra due fogli di carta assorbente…” 

“Che tenero.” 

“Ora non alzare la cresta. Non so se riuscirò a sopportarti.” Replicò Asher sistemandosi di fianco all’amico e sfiorando con un dito le sue ferite. Se univi gli sbreghi dall’ 1 al 27 ottenevi Winnie the pooh che stuprava un vasetto di miele. 

Jean-Claude lo prese per i capelli, i loro visi erano a un millimetro di distanza. “Sopportarmi? Ma è ovvio che non ci riuscirai! Io ti farò impazzire, ti ballerò la macarena nudo tutte le sere, ti farò sentire le intercettazioni dei miei randevous, ti obbligherò a vedere tutte le puntate di Sex & City e nei momenti di intimità ti chiamerò Samantha! Ti addomesticherò, vedrai.” E poi lo baciò e lo baciò e lo baciò. Notorius e Ingrid Bergman gli facevano una pippa! 

Ad Asher gli ci volle qualche minuto per riprendersi e tre tentativi per ritrovare la voce. “Addomesticarmi? Impossibile.” 

“Prendimi le ciabatte.” 

“Le prendo in bocca?” 

“In bocca devi solo prendere il cazzo.” 

Asher fece per raccoglierle e poi si fermò. “Non puoi addomesticarmi Jean-Claude, non puoi.”
Il vampiro gli baciò le cicatrici sul lato sfregiato del viso, una per una fino all’orecchio e poi disse piano. “Allora vuol dire che mi dovrai uccidere.” 

“Ok, ci penserò.” Rispose Asher prendendo il viso dell’amico tra le mani e portandogli la testa davanti alla propria carotide pulsante. “Dopo aver scopato però.”

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.

Capitolo 23 - Ora sì che mi sento meglio


Riassunto delle puntate precedenti: Dopo l'ennesima marachella Belle punisce i suoi due bamboccioni a modo suo: dovranno prendersi a mazzate vicendevolmente. Per Asher non è una novità ma per Jean-Claude sono grossi problemi anche perchè l'oggetto scelto dalla sua sire per torturare l'amico è davvero tra i più temibili: una copia di Cioè. Riuscirà il nostro Asher a rimettersi? E cosa c'è in serbo per il povero Jean-Claude?

Colonna sonora: Satisfaction by Rolling Stones
Jean-Claude cadde per terra piangendo calde lacrime sul giornale arrotolato. Si accorse con orrore che il poster del licantropo Jacob era leggermente macchiato di sangue e pianse più forte. Il sangue di Asher, aveva versato il sangue di Asher!
“Ti pregherei di non frignarci sopra” sbuffò Belle avvicinandosi al vampiro inginocchiato.”Non l’ho ancora letto.”
“Ecco sei sempre la solita!” Sbottò Jean-Claude fulminandola con lo sguardo mentre Aldo gli volteggiava sulla testa a mò di avvoltoio.” Dici che mi vuoi aiutare e poi ti rimangi tutto in meno di cinque minuti. Perché illudermi dicendomi che vuoi fare la mezzana tra me e il mio Ashy? Come pensi che mi guarderà adesso dopo tutto quello che gli ho fatto?”
“Cazzo Jean-Claude! L’hai frustato con una copia di Cioè! Vabbè che quel giornale ha rovinato intere generazioni, ma Asher dovrebbe essere in grado di sopportarlo! L’ho pure mandato a rifocillarsi con uno dei miei mannari preferiti!”
Il vampiro tirò su col naso. “Tu non capisci Belle, ne ferisce più la penna che la spada!”
“IO NON CAPISCO?” Urlò Belle.”No, direi proprio che non capisco come un vampiro osi parlare in questo modo alla sua sourdre de sang e sperare di restare vivo per raccontarlo!”
“Lo termino?” Chiese Musette speranzosa, Aldo si era stufato dei croccantini per gatto e cambiare dieta gli avrebbe certo giovato all’umore.
“No mia cara, questo idiota non aspetta altro che il colpo di grazia, non gli darò questa soddisfazione. E poi manca ancora l’altra parte dello spettacolo!”
“Già. Quella in cui Asher punisce me.”
Belle fissò gli occhi liquidi del suo protetto e si intenerì. Maledicendo il suo buon cuore abbracciò il tapino sistemandogli la testolina ricciuta sul florido seno. “Anche se non sembra, tu sei un uomo Jean-Claude e come tale non capisci un cazzo. Che ne vuoi sapere di strategia amorosa? La tua idea di conquista consiste nello sbattere i tuoi occhioni blu e sbottonarti la patta dei pantaloni! Ti concedo che lo fai con molta grazia e che nella maggior parte dei casi umani che intrattieni basti e avanzi ma Asher è fatto di una stoffa diversa e la tua tattica dovrebbe essere più raffinata del metterti a tappetino implorando di farti fare qualunque cosa.”
“Ma un tempo funzionava!!!” piagnucolò il vampiro.
“Appunto! Un tempo! Quel tempo è passato mio caro, è giunta l’ora di cambiar musica. Asher ha bisogno di capire che razza di mostro, orrendo, perverso, deviato e cattivo sia diventato.”
“Orrendo, perverso e deviato. Sicuro! Questa sì che sarà musica per le sue orecchie…”
“Deve accettarlo Jean-Claude, deve accettarlo, sfogarsi e andare avanti con la sua vita e tu lo devi aiutare.”
“Ma come?”
Belle gli accarezzò i capelli guardandolo con malcelato compatimento. “Lo saprai mio caro, lo saprai e farai la cosa giusta.” Gli sussurrò posandogli un bacino sulla fronte.
Le gocce di sangue per terra si congelarono istantaneamente: un Asher di nuovo in splendida forma fece la sua comparsa entrando come un turbine e dispensando sguardi gelidi a un’inesistente platea. “Ecco, me ne vado per un secondo e voi due mi trombate alle spalle e proprio sul mio letto di tortura. Non c’è più religione…”
“E per fortuna, aggiungerei io.” Disse Belle sistemandosi crinolina e parrucca andate a ramengo nel pastrugnamento consolatorio. “ O forse senti la nostalgia di un bel bagno rilassante nell’acquasanta? Posso dar fondo alle mie scorte e organizzarti subito un bell’idromassaggio! Le bollicine le vuoi alla mirra o all’incenso o-” Il resto della frase non la capì nessuno perché Jean-Claude si mise a piangere così forte che persino Aldo si ammutolì.
Belle sospirò, oramai prossima alla debacle psicofisicaattitudinale. “Visto cosa mi fai fare Asher? Il bambino si è turbato!”
Il vampiro degnò il suo compare in lacrime di una fuggevole quasi tenera occhiata e poi alzò il mento e gonfiò il petto, rivolgendosi orgogliosamente alla sua sire. “So qual è il tuo piano Belle. Vuoi far vedere a Jean-Claude il mostro che sono diventato, vuoi che non mi ami più, che non mi resti neanche la sua pietà!”
“Impossibile! Impossibile!” cantilenava Jean-Claude tra un singhiozzo e l’altro.
Belle contò mentalmente fino a dieci consapevole che per calmarsi arrivare fino a mille non sarebbe bastato. “Cazzo Asher! Una ci prova a fare la gentile con te, ma tu le sberle me le cavi a forza dalle mani!!! Forza che mi sono rotta i coglioni di questa farsa! Scegli l’arma e procedi. E vedi di fare un lavoro migliore come torturatore che da torturato non sei riuscito neanche ad istigarlo a dovere!!!”
“Ma Belle! Dopo due secoli che lo prendo a pesci in faccia senza una reazione cosa cazzo dovevo dirgli?”
Jean-Claude tirò su col naso e annuì. “Povero Ashy, mica ha tutti i torti… e poi tentare di farmi soffrire di meno è stato comunque il gesto più bello che ha fatto per me da tantissimo!”
“Dio santo. Dovrei farvi la lampada e dimenticarmi della vostra esistenza ma per vostra fortuna ho un cuore grande e un portafogli bucato. Vuoi scegliere l’arma o no?”
“Dov’è il giornale?” Chiese Asher guardandosi in giro.
“Giornale? Mhuamhuamhuamhua! Hai sentito Musette? Il pirla cerca “il giornale”! Non è tenero?”
Musette sgranò gli occhi cerulei con aria innocente. “Lo termino signò?”
“Vai a giocare con Valentina mia cara, mi sembri leggermente monotematica…” sbuffò Bellemorte. “Tornando a noi Asher, una domanda simile me la sarei aspettata dal tuo compagno di merende…ti facevo più sgamato.”
Gli occhi di Asher si strinsero sospettosi, passando velocemente da una ridacchiante Belle a uno Jean-Claude che si stava ammanettando al palo con l’aiuto di Musette, vestito solo di uno straccio bianco modello Gesù Cristo senza croce o pannolone per anziani. “Cosa vorresti dire?”
“Voglio dire che “Cioè” era l’arma di Jean-Claude, non la tua.”
“E la mia qual è? Ragazza moderna? Top girl?”
“No.” Bellemorte si fermò qualche secondo per garantire la necessaria suspance e poi, con un mezzo sorsetto soddisfatto, sparò.”Una bella mazza chiodata.”
“Ahhhhh!” Asher sospirò di sollievo scostandosi i capelli dalla fronte.”Una mazza chiodata.” Poi strabuzzò gli occhi.”UNA MAZZA CHIODATA?”
Jean-Claude sospirò con aria rassegnata. “Dov’è la mia corona di spine? Perdonatelo, o lettori, perché non sa quello che fa.”
“Sì miei cari una bella mazza chiodata. Non sentivi la mancanza dei bei vecchi tempi? Ecco qui la tua occasione. Carpe diem! Approfittane!”
“Ma io non posso…” Sussurrò il vampiro fissando prima l’amico che aveva già rivolto l’estatico viso verso il cielo in cerca di spiritosi santi e poi l’orrido bastone irto di punte di argento lucente che gli porgeva la sempre servizievole Musette.
Jean-Claude fissò l’ordigno reprimendo un brivido di orrore. “Ma almeno l’avete sterilizzato? Che schifo i germi…“
“Su Ashy, fai vedere a Jean-Claude quello che sai fare.” Lo incitò Belle fregandosi le mani.”Facci vedere come intrattieni il consiglio. Musette? MUSETTE? Portami l’ombrello che non voglio schizzarmi di sangue la crinolina.”
La vampira si sistemò su una poltroncina in prima fila, ma non troppo, vedi schizzi di sangue come sopra, l’ombrellino plastificato in una mano e un vodka martini agitato, non mescolato, nell’altra. Musette si sistemò tra Asher e Jean-Claude in posizione defilata col ciack in mano. “Vai con la prima.”
Asher chiuse gli occhi e piazzò una botta con la mazza chiodata. Ce la mise tutta per colpirlo senza fargli male ma riuscì in ogni caso a fargli saltare un’unghia del piede.
“Ahio!” si lamentò la vittima.
A Belle andò di traverso il martini. “Ahio? Ma che è questa roba? Stai a pettinà le bambole? Vuoi che prenda io la mazza ferrata e gliela infili nel culo? Dagli una botta decente o gli raddoppio la dose!”
Asher era sull’orlo delle lacrime e Jean-Claude impietosito, si risolse a toglierlo d’impaccio. Forse Belle aveva ragione, forse il suo Ashy aveva bisogno di sfogarsi un poco.”Hai sentito stronzo? Vuoi che le prenda pure doppie?”
“Tanto lo so che lo fai apposta per fartele dare. Non ci casco. Sono troppo furbo.” Jean-Claude rise di gola, la testa riversa all’indietro per quanto glielo permettessero le catene che lo bloccavano.
“Sì, sì Juli me lo diceva sempre che eri un furbone. Specie quando sparlava di te.”
Asher intanto, andava avanti a colpire, prima l’altro piede, poi una ciocca di capelli, poi qualche pelo della gamba destra. “Non attacca Jean-Claude, sono troppo furbo.”
“Diceva che ti sopportava solo perché io ero tra i benefit e che era stufa di rammendarti i calzini e di raccattare i capelli che lasciavi in giro. E ringraziava il cielo che non portavi le mutande.”
Belle deliziata, tirò su una bella sorsata di martini con la cannuccia. “Però, che colpo basso…”
“Tanto lo so che è tutta una finzione! Non ti sento lalalalalalala!”
“Una finzione?” Ripetè Jean-Claude ancora ridendo. “Certo! Eri la nostra barzelletta preferita, e a proposito di finzione…”
“Lalalalalalalala!” continuava a berciare Asher ad occhi chiusi.
“Fingevamo tutti gli orgasmi!” urlò Jean-Claude.
“Ohhhhhhhhhhhhh!” fecero in coro Belle e Musette.
“Cosa?” Strabuzzò gli occhi Asher. Jean-Claude chiuse gli occhi e incassò la testa nelle spalle aspettandosi una bella legnata che non si fece troppo aspettare.
Il volto di Asher era distorto dalla rabbia, le zanne scoperte e i capelli all’aria sembrava il volto stesso del terrore. “Vediamo chi ride ora, beccati questa!” La mazza ferrata colpì Jean-Claude in pieno volto lasciandolo per metà simile a polpa di pomodoro rustica.
Belle si alzò in piedi di scatto. Cosa avrebbe fatto se Jean-Claude fosse stato rovinato per sempre? Merda, non era nemmeno assicurata! Poi si tranquillizzò, Jean-Claude era potente e avrebbe guarito questo ed altro. L’obiettivo era stato raggiunto, pensò, fissando Asher che completava i suoi cento colpi ridendo isterico come sotto l’effetto di una dose massiccia di elio o di anfetamine, non c’era più bisogno di lei.
“Fingevi gli orgasmi? Fingi questo! Mhuamhuamhuamhua!”
Bellemorte raccolse le gonne e se ne andò in tutta fretta: l’ombrello non bastava più e la muta era poco sexy.

Au revoir

Parodia di No rest for the wicked di Morgana71, scritta insieme a Ricciolineri. Non c'è scopo di lucro. I nomi di alcuni personaggi appartengono a Laurell Hamilton. Vari tratti di ambientazione appartengono alla Whitewolf. I personaggi originali appartengono a Morgana.